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Estorsione: prosciolto dal gup l’imprenditore Mariano Bizzarri

Estorsione: prosciolto dal gup l’imprenditore Mariano Bizzarri

PONTEDERA. Non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per l’estorsione e l’appropriazione indebita, entrambe aggravate, e per falso in atto pubblico commesso da privato. Rinvio a giudizio per...

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PONTEDERA. Non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per l’estorsione e l’appropriazione indebita, entrambe aggravate, e per falso in atto pubblico commesso da privato. Rinvio a giudizio per un reato contravvenzionale riferito alle modalità di trasporto dei valori. Lo ha deciso il gup, Giulio Cesare Cipolletta esaminandoi la richiesta di processo presentata dalla Procura nei confronti dell’imprenditore Mariano Bizzarri Ollandini, 37 anni, di Pisa, proprietario dell’istituto di vigilanza “Corpo Guardie di Città”. Proscioglimento pieno per il comandante degli agenti Daniele Paolicchi, 54 anni, pisano, a cui veniva contestato il falso in atto pubblico commesso da privato per una denuncia di smarrimento di assegni appartenenti al Consorzio Agrario di Acciaiolo.

Era accusato l’imprenditore di aver minacciato alcuni dipendenti di licenziamento se non avessero coperto con gli anticipi del Tfr dei lavoratori un ammanco improvviso - si ipotizzava un furto nella cassaforte - di fondi appartenenti a un cliente, il Consorzio Agrario. Bizzarri Ollandini e Paolicchi, difesi dall’avvocato Erminia Imperio, hanno sempre respinto le accuse. La tesi della difesa, argomentata anche ieri mattina nel corso dell’udienza davanti al giudice, era quella di non aver mai costretto con minacce o pressioni il personale a versare una quota per sanare la sparizione di soldi, circa 11mila euro. Nel corso di una riunione, registrata a sua insaputa da uno degli ex dipendenti che poi lo denunciò, Bizzarri Ollandini aveva illustrato il problema e proposto la soluzione del contributo volontario. Non tutti avevano aderito e chi non aveva versato la quota del Tfr non era incorso in rappresaglie.

«Nel frattempo andremo avanti con un’indagine interna per capire chi possa essere stato a commettere il furto – aveva chiarito –. Siamo una squadra e non ci devono essere sospetti».

L’esito dell’udienza preliminare soddisfa legale e cliente. «Attendiamo il deposito delle motivazioni entro 90 giorni – afferma l’avvocato Imperio –. Il giudice ha valutato insussistente l’utilità di un dibattimento per accuse che, a nostro avviso, non stavano in piedi. Bizzarri non ha mai minacciato nessuno per sanare quell’ammanco. È motivo di soddisfazione la sentenza del giudice che accoglie la nostra tesi. Bizzarri da questa vicenda ha ottenuto danni, anche di immagine, e offese personali, penso soprattutto a quanto scritto sul web». Quando l’imprenditore mise a conoscenza, nel corso di una riunione nel 2013, il personale del furto, quattro dipendenti si sentirono “minacciati”. Di qui la denuncia. Si tratta di ex agenti poi non confermati nell’istituto di vigilanza che, secondo la difesa, avevano motivi per agire con spirito di rivalsa nei confronti del datore di lavoro. Bizzarri comparirà il 7 marzo davanti al giudice D’Auria per rispondere dell’articolo 17 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza «per avere reiteratamente omesso di effettuare, nel rispetto della normativa predetta, il trasporto di valori in sicurezza consentendo - per carenza di mezzi d’istituto di vigilanza ed altri motivi - che il trasporto avvenisse con autovettura personali dei dipendenti».

Pietro Barghigiani

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