Il presidio
«Niente contributi, rubati 210mila euro»
Il noto pediatra Serravalle tra le vittime della mega truffa da 2 milioni del commercialista Lagordi: diciannove le parti lese
BIENTINA. Sono 19 e nell'unione del mal comune, senza il mezzo gaudio, mettono insieme almeno 2 milioni di euro. Si ritrovano arruolati nell’esercito di chi ha perso soldi affidandosi al commercialista Luciano Lagordi. «Me ne sono accorto quando la Finanza mi ha cercato dicendomi che c'era qualcosa che non andava nei miei conti», racconta uno dei 19 ex clienti dello studio professionale.
Una storia di fiducia tradita e di soldi spariti. Con un'aggravante per i raggirati: lo Stato li rivuole, quei denari, magari senza interessi.
A marzo la prima udienza a carico del 65enne originario di Bientina e residente a Pisa - è pendente il ricorso contro la sospensione a un anno dalla professione imposta dall'Ordine dei commercialisti - rinviato a giudizio dal sostituto procuratore Sisto Restuccia per truffa, appropriazione indebita aggravata e falso materiale. Un caso di scuola quello di Lagordi che nella fase preliminare delle indagini ha sottoscritto un'ammissione di responsabilità rispetto alle condotte contestate dai clienti e accertate dalla Guardia di finanza. A chi gli chiedeva conto di un "buco" milionario la sua risposta è sempre stata: «Sono andate fuori controllo le spese dello studio». Una spiegazione che, oltre a non convincere chi lo ha querelato, viene letta dai truffati come una beffa. La storia è radicata nel passato e solo da un anno circa è deflagrata con le denunce alla Procura. Una girandola di posizioni identiche nell'ignorare le proprie sorti fiscali e sulle quali incombe lo spettro dei pignoramenti di Equitalia per tasse e contributi non versati. O meglio, soldi consegnati a Lagordi e dal professionista non girati all'erario. La soluzione è chiedere la rateizzazione dei debiti ritrovandosi a pagare due volte la stessa imposta.
Della vicenda si è occupata anche la trasmissione “Mi manda Raitre” che stamani (martedì 20 dicembre) a partire dalle 10 racconterà le vicissitudini dei protagonisti. A corredo pure un'intervista - in forma anonima - di una ex dipendente dello studio secondo la quale quando capì che a suo dire c'erano troppi maneggi nelle pratiche prima venne zittita e poi decise di licenziarsi. «Ora non posso, spiegherò tutto più avanti, non c'è stato dolo nelle miei azioni», ha risposto il commercialista all'inviata della trasmissione che lo ha cercato allo studio pisano.
A Roma, con l'avvocato Cristina Bibolotti, ci sarà il geologo Marcello Ghigliotti, residente a Cascina, con attività a Pisa. La sua è una testimonianza che diventa esempio di cliente raggirato e lasciato non solo con le tasche vuote, ma obbligato a pagare di nuovo allo Stato i soldi trattenuti dal commercialista. È un professionista noto che ha lavorato per l'area dei Navicelli e il porto di Marina oltre che nel settore delle energie rinnovabili. Nella graduatoria di chi ha rimesso più soldi spetta a lui il primo posto: siamo nell'ordine dei 400mila euro. «All'inizio, tra i beni della società e quelli personali, la somma mancante era sui 600mila euro - spiega l'avvocato - Poi grazie a una serie di decreti ingiuntivi abbiamo recuperato almeno 200mila euro».
Nella condizione di debitori inconsapevoli e, soprattutto, incolpevoli, si ritrovano anche Lamberto Cursi e la sua mamma, entrambi di San Giuliano Terme. La loro sventura è stata quella di ereditare, dopo la morte del padre e marito, una tipografia. «Facendo un controllo con Equitalia abbiamo scoperto cartelle pendenti per circa 190mila euro - chiarisce l'avvocato Alessandro Zarra che assiste mamma e figlio - E tutto senza che i miei clienti sapessero qualcosa.
Secondo l'accusa, uno dei sistemi adottati da Lagordi era anche quello di falsificare le firme per ottenere la domiciliazione nel suo studio in modo da poter intercettare le comunicazioni del fisco. Ecco perché sono passati anni dalla maturazione del debito alla scoperta di essere inseguiti da Equitalia. Ignari di comparire nella lista nera degli evasori a cui dare la caccia. Infuriati per il danno subìto.
Il dottor Eugenio Serravalle, pediatra con studio in città, tutelato dall'avvocato Andrea Callaioli, è un'altra vittima di Lagordi. Si è reso conto di essere per lo Stato un contribuente con scarsa memoria fiscale dopo undici anni. «Da almeno 25 anni ero cliente di Lagordi - racconta -. Il furto è iniziato nel 2004 ed è andato avanti fino al 2015. Non ne sapevo niente dei suoi maneggi. Mi fidavo di lui. La fortuna ha voluto che la Guardia di finanza, davvero benemerita, mi abbia cercato. Voleva chiarimenti sulla mia posizione fiscale. Sono caduto dalle nuvole. In pratica mi è capitato quello che è successo a tutti gli altri. Non mi pagava tributi e Inps e a mia insaputa dilazionava i versamenti dicendomi che ero a credito e la cartella esattoriale poteva essere compensata. Ci ho rimesso circa 210mila euro. Lagordi mi ha dato anche un anticipo promettendomi il resto. Duemila euro».
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