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Oltre 150 firme per dire no all’ampliamento di Bulera

Oltre 150 firme per dire no all’ampliamento di Bulera

Nel mirino dei cittadini la discarica gestita dalla Società Chimica Larderello «Questo territorio ha già dato in termini di sfruttamento dell’ambiente»

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LARDERELLO. Centocinquantasei firme per dire no all’ampliamento della discarica di Bulera, gestita dalla Società chimica Larderello (Scl), presentato dall’azienda come una “riprofilatura” per «ridurre i rischi ambientali e ottimizzare il profilo della discarica, senza modificare il perimetro attuale, in modo da consentire una sua perfetta integrazione con il contesto paesaggistico circostante», si legge nell’avviso pubblicato per la procedura di Valutazione d’impatto ambientale (Via) in cui è compreso l’invito a presentare le osservazioni. Un progetto che è alla base del piano d’investimenti da 20 milioni da qui al 2020 presentato dalla società lo scorso maggio e l’annuncio di 30 nuovi posti di lavoro.

Dall’ampliamento della discarica, Scl ricaverebbe buona parte dei 20 milioni necessari per realizzare un centro di ricerca dove studiare la produzione di concimi ad hoc per le varie aree del pianeta in cui vende i suoi articoli, attraverso serre alimentate con la geotermia.

Regione e Comune hanno, ovviamente, appoggiato questo piano firmando protocolli d’intesa per favorire lo sviluppo di un’azienda che, in pochi anni, ha ristrutturato il bilancio, stabilizzando e facendo crescere l’occupazione e offrendo una prospettiva importante al territorio dal punto di vista economico. In tutto questo il ruolo della discarica di Bulera è stato molto importante e, nei piani della Società chimica, lo sarà anche nei prossimi anni. Ma c’è chi si oppone a tutto questo. Si tratta di Rita Guidugli, una settantenne di San Dalmazio che ha promosso la raccolta di firme nel suo paese, ma anche a Pomarance e Montecastelli. E si è data da fare per riuscire a presentare le osservazioni alla Regione per la procedura di Via a cui è sottoposta la “riprofilatura” della discarica di Larderello.

«Alla fine ci siamo riusciti - spiega la donna - ma non è stato facile, visto che ci siamo dovuti organizzare in poco tempo. Anche la raccolta di firme ha dato i suoi frutti. So che 156 è un numero che può sembrare piccolo. Ma per una realtà come la nostra rappresenta molto. E non ci fermeremo. Abbiamo intenzione di seguire passo dopo passo la Valutazione d’impatto ambientale e vogliamo continuare con la raccolta firme per dare corpo a una protesta che si sta allargando. La storia di Bulera la dice lunga. Doveva essere chiusa nel 2010, ma è stata prorogata fino al marzo del prossimo anno. E ora si chiede che venga mantenuta in vita ulteriormente, senza avere un’idea precisa di quanto. Questo territorio, in termini di sfruttamento dell’ambiente, ha già dato. È ora di dire basta».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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