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l’inchiesta dei carabinieri

Bare abbandonate, c’è un indagato

Bare abbandonate, c’è un indagato

Imprenditore nei guai per gestione non autorizzata di rifiuti

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LIVORNO. È dall’unica targhetta fissata su una delle quindici bare ritrovate il mese scorso all’interno della ditta Bbt - lungo l’Arnaccio, al confine con Cascina - che i carabinieri sono riusciti a risalire all’imprenditore responsabile del macabro abbandono. Nel registro degli indagati con l’accusa di gestione di rifiuti non autorizzata è così finito Gino Misuri, 45 anni, proprietario della ditta di onoranze funebri “Irof”.

All’imprenditore i militari sono arrivati rintracciando il padre del bambino, nato e morto lo stesso giorno del 1999, a cui si riferiva il nome trovato sulla targhetta. L’uomo è riuscito a ricordare di essersi rivolto proprio a quell’impresa dopo la scomparsa del figlio.

Secondo la ricostruzione dei militari, l’impresa avrebbe realmente fatto il servizio alla famiglia ma avrebbe poi applicato la targhetta a una bara da esposizione. Dagli accertamenti è emerso che anche gli altri feretri sarebbero stati avanzi di magazzino usati per lo più per l’esposizione. È con tutti questi riscontri in mano che i carabinieri nei giorni scorsi hanno convocato il titolare dell’impresa per ascoltarlo come persona informata sui fatti. È in questa circostanza che l’imprenditore si sarebbe tradito non sapendo fornire nessun elemento a sua difesa. Lo stesso quarantacinquenne, inoltre, non è stato in grado di dimostrare che le bare erano state smaltite regolarmente in discarica e ha dichiarato di non essere in possesso di alcuna documentazione in tal senso. Ecco perché l’interrogatorio è stata fermato e l’uomo formalmente denunciato per il reato di attività di gestione di rifiuti non autorizzata, illecito previsto dalle norme in materia ambientale. (f.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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