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Ossa nel bosco, si pensa che siano di un partigiano

Ossa nel bosco, si pensa che siano di un partigiano

Ha più di 50 anni lo scheletro umano trovato a Castellina da alcuni cacciatori Luppichini (ex Anpi): «Le colline erano zona di battaglie durante la Resistenza»

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CASTELLINA. «Alcuni anni fa una famiglia tedesca venne in vacanza nella zona, dopo aver chiesto notizie all’istituto storico per la Resistenza di scontri avvenuti tra Castellina e Chianni. Cercava un parente, di cui si erano perse le tracce nella seconda guerra mondiale e che, dalle ultime notizie, poteva trovarsi su queste colline». I colli a cui si riferisce Giacomo Luppichini, esperto di storia moderna ed ex presidente dell’Anpi locale, sono quelli dove un gruppo di cacciatori ha trovato lo scheletro di un corpo umano.

Il gruppo di amici, quasi tutti delle zone collinari, era nei boschi per una delle consuete battute di caccia. Dopo aver ferito un cinghiale, hanno cominciato a seguirne le tracce. E, in un fossato, hanno notato le ossa.

I carabinieri di Chianni hanno sequestrato le parti dello scheletro e le hanno inviate all’istituto di medicina legale di Pisa. Da una prima analisi sembra che le ossa, visto il grado di decadimento, possano avere almeno una cinquantina di anni. La prima ipotesi è che lo scheletro risalga alla seconda guerra mondiale o a conflitti legati all’attività dei partigiani. «Nel bosco - dice ancora Luppichini - operava il distaccamento Sante Fantozzi, un partigiano caduto negli scontri che hanno preceduto la strage di Guardistallo. Erano un centinaio di uomini, comandati da Sante Danesin e dal vice Paolo Pannocchia». Che i boschi tra Pomaia e Castellina siano stati, durante la Resistenza, un presidio dei partigiani lo conferma anche Edina Regoli, direttrice del Museo archeologico di Rosignano. «Anche in “La libertà è vicina al mare” - dice Regoli - scritto da Fabio Incatasciato, a pagina 16 si legge che “La Resistenza sceglie come suo rifugio naturale le colline boscose che da dietro Rosignano passano la via Emilia, raggiungono Castellina, degradano verso Riparbella”». Probabile, quindi che i boschi sulle colline possano nascondere reperti delle battaglie, forse anche scheletri umani. «Tra i partigiani - termina Luppichini - c’erano anche russi, catturati dai tedeschi e che avevano disertato, unendosi alla Resistenza. Nella guerra partigiana prigionieri se ne facevano pochi, era una guerra sbrigativa». Non è escluso che qualche corpo sia stato lasciato nei boschi e, magari per il fenomeno di dilavamento sia sceso in basso, magari proprio nel punto dove i cacciatori hanno ritrovato lo scheletro. «I cadaveri venivano sepolti alla meglio - aggiunge Regoli - Poi avrà agito il dilavamento. Certo è una suggestione forte che quei resti possano risalire al periodo della Resistenza».

Anna Cecchini

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