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Pontedera

Pd, renziani contro è attacco ai vertici

Pd, renziani contro è attacco ai vertici

Capuzzi lascia la segreteria. Sanzo: dirigenti fantasma

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PISA. «Una segreteria cittadina forzata oltre misura». Ma anche «una segreteria provinciale fantasma». Per arrivare «alle macerie dell’ennesima sconfitta locale». Dentro il Pd, il giorno dopo la mazzata referendaria, con il No che a Pisa ha superato il 55%, si cominciano subito a lavare i panni sporchi. Un’operazione lavaggio che comincia non solo nel confronto-scontro tra correnti, visto che le parole più dure arrivano da esponenti renziani, per di più della prima ora. Sandra Capuzzi e Salvatore Sanzo, entrambi assessori, puntano diritti al bersaglio: i vertici altrettanto renziani del partito pisano. E passano anche ai fatti, con Capuzzi che annuncia le sue dimissioni dalla segreteria provinciale dem.

Non si dilungano su Renzi («auspichiamo che il segretario faccia un passo indietro e resti al comando del Paese per non lasciare l’Italia al grillino di turno») e si concentrano sui riflessi locali chiamando in causa le scelte arrivate dall’asse Dario Parrini-Antonio Mazzeo, segretario e vicesegretario regionale del Pd. «Prendiamo ancora una volta atto - attaccano - che evidentemente se esiste un giglio magico pisano, noi non ne facciamo parte. Con la nostra associazione siamo stati tra i primi a creare un comitato a favore del Sì, ma anche stavolta i cosiddetti “capi renziani” hanno preferito personalizzare e limitare la sfera dei protagonisti, invece di allargare la partecipazione ed il coordinamento». Eppure, ricordano, «i segnali sono stati molto chiari: la sconfitta di Cascina, la vittoria sul filo di lana a Vecchiano rappresentano il frutto di quella mancanza di sintesi e di conoscenza del territorio che oggi raccoglie le macerie della ennesima sconfitta locale».

In provincia il Sì ha vinto per 119 voti. «Una magra vittoria - la definiscono - dopo i risultati delle regionali che viaggiavano su numeri di altro peso. Un consenso che non si è saputo consolidare ed orientare per questa occasione». E’ soprattutto il 55% del No a Pisa che «pesa come un macigno: è un giudizio inequivocabile sulle scelte politiche di questi ultimi mesi». L’affondo di Capuzzi e Sanzo: «Una segreteria cittadina, forzata oltre misura, che ha alimentato lo scontro, la diffidenza ed ha aggiunto solo divisioni inutili. Un segreteria provinciale fantasma, lo diciamo con rispetto personale, assente in ogni passaggio formale e decisionale della linea politica del territorio di questo ultimo anno a confermare che sono altrove i caminetti nei quali riscaldarsi. Una segreteria da cui usciremo con la formalizzazione delle dimissioni di Sandra Capuzzi».

Per questo ora chiedono in modo urgente «una convocazione degli organismi politici, come ha fatto Renzi, delle assemblee cittadine e provinciali per avviare da subito una riflessione sulle prospettive e sugli obiettivi futuri che il Pd si vorrà dare. Le scadenze si avvicinano, nel 2017 sulla costa alcuni Comuni andranno al voto: per questo è necessario ricostruire una comunità politica, impostare una strategia di alleanze che in questo territorio vuol dire tener conto di alcuni riferimenti identitari». Uno è «il riformismo dell’Ulivo che in questa provincia si era tradotto nel consolidamento di un consenso che aveva portato alla vittoria le amministrazioni di centrosinistra quasi ovunque. Quella è la strada. Non va tutto bene - concludono - ma non vogliamo e non possiamo lasciare ad altri l’onere della critica o, peggio, l’onore della vittoria».

Francesco Loi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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