Il presidio
Esposto sulla diagnosi errata, sequestrata la salma al funerale
Un tumore in fase terminale fu scambiato per un'infiammazione. La vedova di un odontotecnico morto a 57 anni presenta una denuncia e la procura di Pisa apre un’inchiesta: indagato un medico
PONTEDERA. Lo hanno curato come se avesse avuto un’infiammazione alle emorroidi, ma dopo oltre un anno di sofferenze gli è stato diagnosticato un tumore in fase terminale. Ora la vedova di un odontotecnico di Pontedera, che dopo un lungo calvario è morto a 57 anni all’Hospice di Pisa, ha presentato - come viene confermato da ambienti investigativi - un esposto alla Procura in cui chiede che vengano accertate eventuali responsabilità mediche nella vicenda.
Così, venerdì pomeriggio 2 dicembre, quando si è svolto il funerale, gli amici e i parenti del defunto, scomparso dopo le lunghe sofferenze causate dalla grave neoplasia scambiata per infiammazione, sono rimasti sorpresi nel vedere arrivare un pattuglia dei carabinieri all’uscita della cappella della Misericordia.
La salma (la famiglia, in questa fase, preferisce non divulgare il nome del defunto) è stata sequestrata dall'autorità giudiziaria per essere sottoposta all’autopsia, eseguita la quale il procedimento giudiziario seguirà il suo corso per accertare fatti ed eventuali responsabilità. L'inchiesta, scaturita dall’esposto presentato subito dopo la morte del 57enne, è stata affidata al sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni.
Nell’esposto la vedova ricostruisce la vicenda, a partire dall’atteggiamento che, secondo le accuse, avrebbe avuto il medico della vittima, ora indagato come atto dovuto e in vista dell’autopsia proprio per dargli la possibilità di difendersi. L’odontotecnico, che in seguito alla malattia aveva perso anche il lavoro, aveva cominciato a stare male nel 2014. Si era rivolto al medico di famiglia il quale gli aveva prescritto una terapia per un problema alle emorroidi, cura che l’uomo aveva continuato a seguire per circa un anno senza trovare alcun sollievo. Fino a quando le sue condizioni si erano così aggravate che l’uomo non riusciva nemmeno a stare seduto, come conferma la vedova, la quale chiede che vengano accertate eventuali responsabilità, a cominciare da quelle del medico di medicina generale che per primo si era occupato del 57enne.
A quel punto l’odontotecnico si era rivolto di nuovo al proprio medico il quale gli aveva consigliato di effettuare una colonscopia. Il dottore, però, non aveva considerata urgente l’esame e, tanto meno, aveva scritto sulla richiesta, sempre stando alle accuse, che la colonscopia avrebbe dovuto essere fatta con procedura prioritaria.
Solo all’inizio di dicembre di un anno fa l’odotontecnico, che si era deciso ad operarsi di emorroidi, dopo essersi rivolto a una struttura privata, aveva capito che il suo non era un problema facilmente risolvibile. Non aveva la patologia che fino a quel momento gli era stata diagnostica, ma una ben più grave, che gli sarebbe stata fatale: una neoplasia a uno stadio molto avanzato. «Così una grave neoplasia scambiata per infiammazione alle emorroidi dal medico curante è costata la vita al 57enne», si ipotizza nell’esposto.
Sabato pomeriggio il magistrato, al quale è stato affidato il caso, ha conferito l’incarico al medico legale per l’autopsia che avrebbe dovuto essere fatta oggi. Poi è stata rinviata in quanto il medico incaricato ha dichiarato la propria incompatibilità. Nel frattempo i carabinieri faranno ulteriori accertamenti sulla base di quanto richiesto dalla Procura di Pisa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
