Il presidio
Le strette di mano a giudice e pm
Il saluto dell’imputato a fine udienza a chi lo vuole in carcere e a chi deve decidere se è colpevole o innocente
PISA. Alla fine dell’udienza, con 20 anni di carcere invocati dalla Procura, Antonio Logli si alza e saluta con una stretta di mano il pm Aldo Mantovani e il giudice Elsa Iadaresta. Il primo, con il capo della Procura Alessandro Crini, vuole Logli in galera perché lo considera l’autore dell’omicidio della moglie, Roberta Ragusa.
La seconda è la persona che dovrà decidere se l’elettricista della Geste è colpevole o innocente. Sempre per la verità giudiziaria di un primo grado in cui il rito abbreviato ha condensato in una sola udienza - il 21 dicembre la seconda per la sentenza - quello che in una Corte d’Assise avrebbe procurato materiale per un dibattimento da un anno e passa. Per oltre 9 ore è rimasto nell’aula al primo piano del Palazzo di Giustizia, l’uomo che gran parte dell’opinione pubblica ha già condannato. Ha scelto di non parlare. La legge glielo consente. E neanche ha voluto fare dichiarazioni spontanee. La solita sfinge. Ha accennato, non ricambiato, un saluto alle cugine, Marika Napolitano e Maria Ragusa. Per il break l’imputato e i suoi due legali sono rimasti in aula. Caffè e barrette di cioccolato per un pranzo veloce in attesa della ripartenza con gli interventi degli avvocati delle parti civili - Nicodemo Gentile, Gaetano Turcio, Enrico Maria Gallinaro -. E poi dalle 15 la difesa di Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri per convincere il giudice che le accuse della Procura non stanno in piedi. E per instillare una scarica di interrogativi in risposta alle sicurezze dell’accusa. Così tanto per ricordare che al limite, nel dubbio, in un processo si assolve e non si condanna. «Nel rispetto dei ruoli è stata un’udienza seria, corretta e serena» chiosa Cavani.
«Nell’agenda di Roberta per sabato 14 gennaio 2012 compare un impegno: andare alla Coop con la figlia. Non è il comportamento di uno che vuole sparire» ha sottolineato l’avvocato Gentile, dell’Associazione Penelope.(p.b.)
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