Italia
Bullismo, nei guai due coppie di fratelli
In tre sono accusati di atti persecutori ed estorsione ai danni di minorenni. Il quarto ha meno di 14 anni e non è imputabile
SAN MINIATO. Sono passati da gesti di prepotenza a veri atti persecutori, fatti di richieste di denaro, fino ad arrivare a commettere, in un paio di circostanze, il reato di furto e di estorsione.
Dopo mesi di indagini i carabinieri di Ponte a Egola, dopo avere raccolto le denunce di alcune famiglie, hanno ricostruito una serie di episodi che hanno avuto per protagonisti quattro baby bulli.
Sono ragazzi marocchini, due coppie di fratelli, uno dei quali non ha ancora compiuto 14 anni e quindi non è imputabile. I tre, che hanno tra i 15 e i 16 anni, sono stati raggiunti dalla misura cautelare dell’obbligo di permanenza in casa, prevista nei procedimenti penali a carico di minorenni. Misura che è stata emessa dal tribunale dei minorenni di Firenze dopo le indagini che si sono concluse nelle scorse settimane e hanno permesso di circoscrivere in maniera dettagliata episodi avvenuti a Ponte a Egola, durante alcune sagre e nei locali di ritrovo per i giovani, anche se i tre marocchini frequentano un istituto superiore di un’altra provincia.
I tre - stando a quanto ha spiegato il capitano dei carabinieri Antonio Trombetta, comandante della compagnia dell’Arma di San Miniato - avranno il permesso di allontanarsi da casa solo per frequentare le lezioni a scuola.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli episodi di bullismo sono stati almeno sette, compiuti ai danni di dieci minorenni almeno dalla primavera scorsa, tant’è che la scorsa estate alcuni genitori avevano segnalato, anche pubblicamente, il ripetersi di certi atti vessatori.
In particolare, le due coppie di fratelli finite nel mirino degli inquirenti si sarebbero rese protagoniste di ripetuti episodi di violenza fisica e psicologica, in un caso arrivando anche ad estorcere pochi soldi a una delle vittime e in un altro rubando un orologio poi ritrovato a casa di uno dei ragazzi indagati. Orologio che è stato recuperato durante le perquisizioni.
Le condotte dei quattro, secondo i militari, sarebbero state messe in atto nei pressi della scuola per affermare una sorta di leadership nei confronti delle vittime.
Le indagini sono scattate nei mesi scorsi in seguito alle denunce dei genitori dei ragazzini vessati. Questi ultimi infatti, stanchi di essere presi di mira, hanno cominciato a raccontare cosa erano costretti a sopportare quando si ritrovavano a San Miniato Basso e a Ponte a Egola, al di fuori della vita scolastica.
In particolare chi ha dovuto cedere la paghetta o chi si è visto sottrarre l’orologio, alla fine, ha trovato la forza di raccontare in famiglia cosa gli stava capitando.
Il lavoro dei militari, a quanto è stato spiegato, è stato abbastanza lungo anche per tutte le cautele che sono necessarie quando le indagini riguardano minorenni.
Il quarto bambino coinvolto in questi episodi, anche se non è imputabile, compare nell’informativa che i carabinieri hanno inviato alla Procura dei minorenni e i genitori sono stati informati delle denunce a carico dei loro figli.
L’estate scorsa alcune famiglie avevano scritto anche alle redazioni dei giornali per segnalare gli episodi di bullismo di cui erano stati vittime alcuni ragazzini di Ponte a Egola con l’invito alle forze di polizia a intervenire per stroncare l’azione della baby gang. Non erano racconti infondati. Anzi, da qui sono partite le indagini che hanno portato alla luce uno spaccato di violenze tra adolescenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
