Il Tirreno

Pontedera

Paura a Ripafratta Tromba d’aria scoperchia la stazione

di Pietro Barghigiani
Paura a Ripafratta Tromba d’aria scoperchia la stazione

L’intera copertura è finita nel piazzale, nessun ferito Decine di interventi per alberi e rami caduti nelle strade

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PISA. Tre emergenze in poche ore. La pioggia con un’intensità che ormai sta diventando prassi, il Serchio sempre più minaccioso e gonfio di sinistri presagi e poi la tromba d’aria a dare un colpo di coda a una giornata campale.

Si contano danni limitati e imprecazioni dei cittadini, quelle sì, ma le avvisaglie di un maltempo da massima allerta alla fine sono state disinnescate in un sabato nero.

Tetto scoperchiato. L’effetto più evidente della tempesta che ha toccato la provincia è il tetto saltato alla stazione di Ripafratta. Nella notte la copertura ha ceduto alla versione “cattiva” di Eolo. Una tromba d’aria da oltre 90 km/h ha fatto danni. Nel comune di San Giuliano solo la stazione ha alzato bandiera bianca. Travi e lamiere sono passati dalla sommità dell’edificio al piazzale nei pressi dei binari. Passaggio da ko con blackout dell’energia elettrica. Dalle 5 alle 7,30 era in programma la fermata di due treni. Hanno proseguito la corsa saltando Ripafratta. Ferrovie Spa non hanno notizie di lamentele da parte di eventuali passeggeri in transito a quell’ora. I treni successivi hanno rispettato la sosta con i disagi ridotti a zero.

Alberi in strada. A Pisa il bollettino è stato tutto sommato accettabile. Sono caduti alcune piante da un proprietà privata in via degli Alberi a Tirrenia, un albero su lungarno Leopardi e diversi rami sul viale D’Annunzio e un albero in via Bramante che ha colpito un'auto in sosta. Nessuna persona coinvolta. I vigili del fuoco, nelle decine di interventi sono stati chiamati anche in via Fratti per la caduta di pezzi di cornicione.

Famiglie rimaste in casa. Il grosso delle apprensioni, con Vecchiano, si è concentrato a San Giuliano Terme che dalle 8 di sabato ha allertato la protezione civile. Il sindaco Sergio Di Maio, con la giunta, per tutta la notte in Comune a seguire le evoluzioni meteo. Occhio puntati sulle stazioni pluviometriche e gli effetti possibili sul Serchio. Il vigilato speciale temuto da tutti, addetti ai lavori e soprattutto residenti nelle golene. «Le 17 famiglie del nostro territorio (18 quelle di Vecchiano, ndr) sono rimaste a casa nonostante l’ordinanza di evacuazione firmata per scrupolo – spiega Di Maio –. Purtroppo tra pioggia, Serchio e trombe d’aria, almeno due, è stato davvero complicato rispondere su tutti i fronti. Spero che i cittadini lo abbiano capito». Strade e campi allagati tra Arena Metato, Colognole, Pappiana, San Martino a Ulmiano, Pontasserchio e Limiti dove in via Cilea il ramo di un albero si è appoggiato al tetto di un garage. La strada dell'Abetone e del Brennero è rimasta chiusa nel tratto compreso tra l'incrocio con via Fattori e il confine con Lucca. I tecnici dovevano lavorare per ripristinare la linea elettrica e quella telefonica danneggiate dai due alberi caduti nella notte. E lungo la strada sono stati abbattuti tre tigli messi ko dal vento e potate sedici piante. «C’è stato anche un incidente con tre auto coinvolte e feriti lievi a causa della pioggia» aggiunge il sindaco che, il giorno dopo la bufera, si rasserena per lo scampato pericolo: «Sono davvero da ringraziare Protezione civile comunale, Pubblica Assistenza, Croce Rossa Italiana, i richiedenti asilo, la Sava di San Giuliano Terme, polizia municipale e carabinieri, oltre a tutte le associazioni venute in aiuto da Cascina e Calci».

Profughi in strada. Un contributo a sistemare quello che acqua e vento avevano smosso è arrivato anche dai richiedenti asilo ospiti del centro di via San Jacopo ad Arena Metato gestito dalla Croce Rossa. Due squadre di 8 immigrati, muniti di ramazza e bidoni, hanno pulito tombini e strade tra Ripafratta, Molina di Quosa e Arena Metato.

La mappa del rischio. «Sappiamo quali sono i punti critici, come ad esempio campi più alti delle strade, e con il consorzio del Basso Valdarno stiamo lavorando a una mappatura del rischio – conclude Di Maio –. Certo che tanta acqua caduta in tempi così ristretti è difficile da gestire».

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