Il presidio
Il Comune è pronto ad aiutare i tre figli
Omicidio suicidio a Montecerboli: sono già stati attivati i servizi sociali per il diciottenne e i due minori rimasti orfani
MONTECERBOLI. «Ancora non abbiamo richieste formali dalla famiglia e, visto il dolore che stanno vivendo, abbiamo deciso di aspettare che siano i figli o le sorelle della vittima, che abitano e lavorano a Volterra a chiedere aiuto per poterci attivare. In ogni caso ho già parlato con la Società della Salute e anche i servizi sociali si sono attivati per mettersi in contatto con i parenti dei coniugi morti».
Il sindaco di Pomarance, Loris Martignoni, fin dai momenti successivi alla tragedia di Montecerboli, ha seguito gli sviluppi della vicenda cercando, per quanto possibile - senza interferire con il lavoro dei carabinieri e della Procura - di mettersi a disposizione.
La morte di Nona Movila, 42 anni, sgozzata dal marito, Petru Cornel Movila, 50 anni, che poi si è suicidato, lascia aperti mille interrogativi, anche se dal punto di vista delle indagini - la scena del crimine non è stata in alcun modo inquinata - è tutto tristemente chiaro. L’autopsia potrà dire quante coltellate ha ricevuto la donna romena, da quanto tempo era successa la tragedia quando Daniela, la badante di una 90enne inferma, è entrata a casa della pensionata e ha scoperto i due cadaveri. Poteva essere salvata Nona? Tutti sapevano delle tensioni tra coniugi, ma nessuno pensava che l’uomo fosse una minaccia concreta.
Nona era forte, così la descrive chi la conosceva, e abituata a rimboccarsi le maniche e a lavorare duro per pensare ai figli, due minorenni e un ragazzo di 18 anni, che vivevano con lei a Montecerboli. Lavorava a casa della novantenne per fare le pulizie e in altre case di Pomarance. Pensava di riuscire ad arginare con le sue forze quel marito violento che di punto in bianco, dopo che aveva perso il lavoro in Emilia, si era trasferito - circa un mese e mezzo fa - a casa della moglie. Ma Nona considerava concluso quel matrimonio, voleva la separazione. Era andata a dormire a casa di una sorella chiedendo al coniuge di andare via. Un rifiuto che l’uomo le ha fatto pagare uccidendola. Un mese fa, nel litigio avvenuto l’11 settembre, l’aveva avvertita: «Ti ammazzo e poi mi tolgo la vita anche io». Quasi a dire “verrai via con me” da questo mondo, proprio come se la madre dei suoi figli fosse stata un oggetto di sua proprietà. Non era una minaccia campata per aria. Lo ha fatto davvero. Non si è fermato nemmeno davanti al fatto che in quella casa ci fosse il figlio minore.
Non è escluso che il magistrato che segue il caso, il dottor Giovanni Porpora, decida di sentire il bambino nei prossimi giorni pur con tutte le cautele che la situazione impone. Nel frattempo la famiglia ha chiesto tempo anche alle istituzioni. «Loro sanno che ci siamo – continua Martignoni – ma dovranno decidere se restare in Italia o tornare in Romania. Qui ci sono il figlio di 18 anni, oltre ai due minorenni. In queste ore vivono con una zia. Poi vedranno».
Tutte le attenzioni sono per il figlio minore. Era in casa, è fuggito, è andato da una famiglia di albanesi che conosce. Da qui hanno telefonato al fratello di 18 anni. Poco dopo sono stati trovati i cadaveri a casa della pensionata dove la vittima lavorava come donna delle pulizie e badante.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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