Il presidio
Le “grandi firme” parti civili nel processo per contraffazione
Prato, arriva in Tribunale la vicenda del maxi sequestro di articoli taroccati messo a segno dalla guardia di finanza a Pontedera: imputati due cinesi
PONTEDERA. I legali delle grandi firme della moda sono pronti a dare battaglia anche in tribunale per combattere la contraffazione. Nella mattinata di lunedì 24 ottobre nel processo contro due cinesi, uno dei quali è irreperibile e l’altro è in carcere per un’altra vicenda, i consulenti di griffe internazionali, come Dior, Armani e Louis Vuitton, hanno riferito su aspetti tecnici legati al contrasto alla contraffazione davanti al giudice monocratico, Paola Giovannelli, dopo che le industrie della moda si erano costituite parte civile.
Al centro della vicenda di sono circa 160.000 articoli di abbigliamento e accessori con marchi contraffatti che erano stati sequestrati, nel novembre del 2014, in un capannone nella zona di La Bianca di Pontedera, dalla guardia di finanza di Bari. Insieme a stoffe e altro materiale, erano stati stoccati all'interno dell’edificio che era stato affittato da un pontederese (Torrigiani, anche lui sentito come testimone) a un cittadino cinese, residente a Prato. Borse di Dior, Chanel, Gucci, Prada e Louis Vuitton e circa 4mila 800 metri quadrati di tessuti e pellame usati per confezionare i prodotti taroccati.
Alcuni di questi articoli, come copie di borse originali super vendute di Chanel, non è escluso che fossero destinati alla vendita "parallela" nei negozi, "spacciati" per articoli originali. Erano infatti molto simili agli originali e sono stati distrutti dalla guardia di finanza di Pontedera pochi mesi fa, dopo che erano stati trasferit in un capannone a Gello.
Tra l'altro, tutta questa merce molto “appetibile” dopo il sequestro era stata al centro di un tentato furto, sventato dai carabinieri di Pontedera, che avevano arrestato tre ladri e recuperato la refurtiva. Un furto su commissione. Quella merce stava a cuore a chi aveva organizzato l'importazione dalla Cina. Si parla di oggetti che una volta messi in vendita avrebbero garantito almeno un volume di affari, così era stato spiegato, di almeno 4 milioni e mezzo di euro. L’indagine partita dal Sud era approdata in Valdera in seguito ad un'informazione ricevuta durante un'inchiesta più ampia sulla contraffazione. Forse a Pontedera gli oggetti taroccati sarebbero rimasti per poco tempo, prima di essere trasferiti a Prato ed essere messi in commercio.
L’udienza a Pisa è stata aggiornata al 19 dicembre, quando saranno sentiti altri testimoni. I due imputati, Zheng Shangjin, classe 1980, e Yang Zhengya, classe 1970, sono difesi dall’avvocato Massimo Fusi del Foro di Firenze.
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