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A settembre le disse «Ti ammazzo e mi tolgo la vita»

A settembre le disse «Ti ammazzo e mi tolgo la vita»

Al litigio aveva assistito la badante che sabato pomeriggio ha trovato la coppia senza vita e ha dato l’allarme

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MONTECERBOLI. «Ti ammazzo e poi mi tolgo la vita». Era una furia il pomeriggio dell’11 settembre Petru Cornel Movila, camionista di 50 anni. La moglie, dopo averlo accolto nella casa di Montecerboli dove viveva con i tre figli da circa tre anni (mentre l’uomo era rimasto a Fidenza per ragioni di lavoro), si era resa conto che la loro storia era finita. Litigavano, lui la picchiava. Ma lei, donna che sapeva di essere forte e pensava di riuscire ad arginare la violenza del coniuge, non lo aveva denunciato. Quel giorno, dopo l’ennesima lite, le minacce proferite dall’uomo davanti ad un’amica, la stessa badante romena che poi ha scoperto la tragedia, l’avevano angosciata. La donna aveva chiesto aiuto ai carabinieri di Larderello che erano intervenuti e avevano stabilito un filo diretto con lei, invitandola a chiamarli ogni volta che il marito l’avesse minacciata. Poi avevano chiamato il 118 di Pisa e fatto ricoverare l’uomo in psichiatria a Pisa dove era rimasto per un giorno.

Sabato la coppia aveva litigato prima nella loro casa. Poi l’uomo ha raggiunto la moglie al lavoro e ha voluto l’ennesimo chiarimento finito nel sangue. I carabinieri indagano per mettere insieme più elementi possibili, che andranno a comporre una vicenda piuttosto chiara nelle parti che riguardano la scena del crimine. Ma anche i testimoni, a cominciare dalle sorelle della vittima, che lavorano a Volterra, alla stessa amica Daniela e al figlio di 18 anni della coppia non hanno fatto altro che confermare quanto era emerso subito dopo l’omicidio suicidio.

«L’aveva minacciata anche davanti a me – ha raccontato Daniela ai carabinieri - e poi Nona si era confidata tante volte con me».

Ieri a casa della donna che ha fatto la tragica scoperta sono arrivati parenti e amici. Lei si è chiusa nell’abitazione nella massima riservatezza. «Quello che avevo da dire l’ho detto ai carabinieri», ha fatto rispondere ai cronisti.

Ma per i vicini di casa della badante uccisa quella dell’altra sera è stata una tragedia annunciata. Davanti alle telecamere della Rai due vicini hanno raccontato che l’uomo, per molti ancora un perfetto sconosciuto e per altri una persona da tenere a distanza, in due occasioni aveva litigato in maniera furibonda con la moglie.

«Una volta i carabinieri avevano portato via lui, un’altra volta lei». I più sconcertati sono i vicini dell’anziana presso la quale lavorava la vittima. «Non ci siamo resi conto del litigio – racconta Michele Lai – Nel pomeriggio sono uscito e quando sono tornato era già successo tutto». Uguale la versione di un’altra vicina, Francesca: «Non voglio entrare in queste storie, non si sa mai. Non li ho mai sentiti litigare».

Nelle risposte di molti cittadini si percepisce il timore di dire qualcosa che possa essere interpretato male dai familiari delle vittime. In altre due occasioni l’uomo aveva seguito la donna per litigare anche sul lavoro. Il sindaco, Loris Martignoni, segue da vicino la vicenda fin dal primo momento. «Ho attivato la Società della Salute – dice – dobbiamo capire se i figli torneranno in Romania, se resteranno con le zie, se e come possiamo aiutarli. Una tragedia che ha colpito il paese».

Ieri i carabinieri, che hanno continuato a sentire le testimonianze dei familiari, sono tornati a casa della vittima dove a fine mattinata hanno accompagnato il figlio di 18 anni. È stato tra i primi a sapere del dramma che li ha travolti.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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