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Travolse e uccise un giovane Disposta imputazione coatta
L’uomo al volante dell’auto fu colto da una crisi diabetica e perse il controllo L’incidente in viale della Repubblica vicino al negozio dove la vittima lavorava
PONTEDERA. Sono trascorsi quasi due anni dalla morte di Maurizio Fratello, il parrucchiere di 35 anni travolto e ucciso da un'auto "impazzita", in via della Repubblica a Pontedera.
La Procura di Pisa, dopo l’incidente e dopo avere indagato l’automobilista che aveva travolto e ucciso il parrucchiere, aveva disposto ulteriori indagini, oltre a quelle delegate alla polizia municipale che era intervenuta per i rilievi stradali.
Le lunghe indagini si sono concluse con una richiesta di archiviazione dopo che l’automobilista, che aveva travolto e ucciso il parrucchiere, era stato indagato per omicidio colposo.
Archiviazione contro cui l’avvocato che tutela i familiari della vittima, Alberto Marchesi, di Pontedera, si è opposto. Il gip del tribunale di Pisa ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dal sostituto procuratore Flavia Alemi.
Il processo, dunque, si farà con l’imputazione coatta, il pm deve inoltrare al gip la richiesta di rinvio a giudizio.
Anche se l’incidente nella dinamica era abbastanza chiaro il pm, fin dall’inizio, aveva voluto valutare se ci fossero ulteriori responsabilità oltre a quelle del conducente dell'auto finita fuori strada.
Alla guida della vettura infatti c'era un automobilista di Santa Maria a Monte gravemente ammalato di diabete. L'uomo - così era stato accertato dalle analisi all'ospedale Lotti dove l’automobilista era stato ricoverato in seguito al malore - aveva avuto una crisi diabetica proprio mentre passava da via della Repubblica. Quando era andato in coma, aveva perso conoscenza, la sua macchina si era schiantata contro alcune vetture in sosta lungo la strada e qui aveva travolto il parrucchiere che in quel momento era uscito dal negozio "Gibellina" dove lavorava.
Una morte assurda, una tragedia che aveva colpito la comunità pontederese e quella di Santa Maria a Monte.
All’inizio vennero prese in considerazione tutte le ipotesi pensando che dietro all’incidente potessero esserci più responsabilità, oltre a quella dell'automobilista già indagato per omicidio colposo.
Il conducente della macchina, infatti, malato di diabete da anni, era sottoposto a frequenti visite per il rinnovo della patente di guida.
Proprio tre mesi prima dell’incidente, la commissione medica lo aveva ritenuto idoneo alla guida, anche se l'uomo aveva già avuto altre crisi come quella della mattina dell'incidente mortale.
A ripensarci bene, quell’incidente sembrava quasi, per una serie di circostanze, un appuntamento fatale: Maurizio era uscito dal negozio proprio quando l'automobilista aveva avuto il malore.
Quando la Procura aveva visto i rilievi della polizia municipale ed era stata informata della malattia dell'automobilista, aveva voluto approfondire ulteriormente le indagini per capire se c’erano altre responsabilità nella tragedia.
I familiari della vittima, fin dall’inizio, avevano sperato in un’inchiesta che chiarisse tutte le responsabilità, a cominciare da quella del conducente della vettura.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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