Meteo
Spazzino morto, assicurazione rivuole i soldi
L’uomo raccoglieva rifiuti con un asino e fu travolto da un’auto. Pagati oltre 400mila euro alla famiglia, ma la compagnia si rivale sul Comune
MARIA A MONTE. C’ è un uomo morto sul lavoro, in seguito ad un incidente stradale in cui rimase coinvolto mentre era impegnato nella raccolta dell’immondizia nel centro storico di Santa Maria a Monte con l’aiuto di un asino. È accaduto all’inizio del luglio 2012.
A distanza di anni non solo il processo di primo grado per stabilire le eventuali responsabilità penali nell’incidente stradale non è ancora iniziato. Ma la compagnia assicurativa dell’automobilista, che è finito a giudizio con l’accusa di omicidio colposo, dopo avere risarcito la convivente della vittima e i fratelli per una somma di poco superiore a 450mila euro, ha iniziato un’azione civile di rivalsa contro il Comune di Santa Maria a Monte. E lo ha fatto dopo che sono state depositate le consulenze cinetiche sia del perito del pubblico ministero che di quello della difesa da cui emergono una serie di irregolarità nella gestione del servizio con gli asini spazzini.
Non c’era, per esempio, l’autorizzazione necessaria perché l’asino percorresse una pubblica via nell’ambito dello svolgimento di un servizio pubblico che peraltro non era stato neppure segnalato agli automobilisti in maniera adeguata, cioè installando l’apposita segnaletica. La vittima, come è emerso dall’inchiesta della Procura di Pisa, non aveva svolto l’addestramento necessario per andare in giro con l’asino e caricare i rifiuti.
Insomma, sono emersi una serie di aspetti che chiamano in causa anche l’amministrazione che aveva affidato la raccolta con gli asini spazzini ad una cooperativa.
Tanti gli aspetti che restano da chiarire rispetto a questa tragica vicenda, oltre al fatto che il Comune si è visto chiedere il pagamento di oltre 400mila euro e molto probabilmente dovrà sostenere un processo civile.
In un contesto così complesso si aggiungono le difficoltà incontrate sulla strada del processo penale. Pochi giorni fa in tribunale a Pisa avrebbe dovuto svolgersi un’udienza del processo che ha come imputato un automobilista che attualmente vive in Slovacchia.
Per un errore nella notifica degli atti all’imputato, il giudice è stato costretto a rinviare l’udienza di molti mesi: ottobre del prossimo anno.
Gli animi dei familiari della vittima, arrivati dalla Campania, si sono surriscaldati, tanto che il giudice Pietro Murano è stato poi costretto a farli allontanare dall’aula.
Dopo quattro anni, insomma, la vicenda penale è ancora in alto mare e questo, come è facile da capire, sta mettendo a dura prova i parenti della vittima.
Un uomo molto sfortunato, che la vita aveva già messo a dura prova. Era la sua prima settimana di lavoro, stava usufruendo di una borsa lavoro, Gianfranco Mei, 37 anni, di Calcinaia. Morì investito da un'auto mentre andava con un asinello verso il paese di Santa Maria a Monte. Gianfranco da qualche giorno faceva il netturbino con un mezzo speciale, a quattro zampe. Un servizio a cui l’amministrazione comunale, dopo la fine del mandato del sindaco David Turini (Pd), ha rinunciato. Un progetto della cooperativa "Ambiente e servizi Valdarno" incoraggiato dall’amministrazione di centrosinistra.
L'operatore ecologico venne travolto da un'auto lungo via San Michele, in un tratto in curva e in salita vicino a un canneto.
Una Fiat Punto, condotta da un automobilista di Santa Maria a Monte, che al processo è difeso dall’avvocato Ivo Gronchi di Pontedera, urtò con la parte anteriore destra il cassone piazzato sull'asino. L'animale riuscì a spostarsi e si infilò nella vegetazione. Non fu così per l’operatore ecologico che morì all’istante.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
