Il Tirreno

Pontedera

Sindaco attacca: per anni esposti caduti nel vuoto

di Sabrina Chiellini
Sindaco attacca: per anni esposti caduti nel vuoto

L’inchiesta della magistratura partita dalla segnalazione di un agriturismo Pomponi: «I controlli svolti in precedenza non avevano portato a nulla»

3 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Senza la segnalazione di un cittadino, il proprietario di un agriturismo a Montaione, probabilmente il traffico di fanghi velenosi che è al centro di un’indagine della Procura distrettuale antimafia di Firenze non sarebbe stato scoperto. Eppure di segnalazioni ed esposti negli ultimi anni i cittadini dell’Alta Valdera, come di Cascina e delle colline di San Miniato interessate dallo spandimento dei fanghi in agricoltura, ne hanno fatti a dozzine. Sono state interessate più volte la Provincia di Pisa (ora la competenza è passata alle Regioni) l’Arpat e l’Asl, ricordano i sindaci. La risposta ottenuta è sempre stata molto simile a quella del muro di gomma. Ma, come dimostra la storia di questi giorni, è agevole per aziende organizzate trovare varchi per bypassare ciò che prescrive la normativa. Taroccando formulari e bolle di accompagnamento, è facile far passare per concime buono quello che in realtà è un fango pieno di metalli pesanti. Velenoso. Nocivo.

Eppure ora si scopre che, secondo le accuse, fanghi civili e industriali, rifiuti pericolosi a tutti gli effetti perché non erano stati sottoposti a trattamenti per abbattere il potenziale inquinante, erano smaltiti da almeno tre anni come fertilizzanti su 800 ettari di terreni agricoli coltivati a grano e graminacee.

Per ora le aziende di cui si parla negli atti di indagine sono "Monti", "Casadorna", "Il Colle" e "Pioppeta" a Peccioli; "Leoncini" a Montaione; "Sutera" a Palaia. Si sa che la DC Green, con sede legale a Vicopisano, ha scaricato i fanghi anche a Lajatico, Pontedera, Crespina e in altri centri della provincia, ma non ci sono riscontri sul deterioramento dei terreni interessati dallo spandimento. Per questo la Forestale ha effettuato numerosi controlli e prelevato campioni di terra.

Va anche detto che ci sono aziende agricole che prendono i fanghi per arrotondare i bilanci e non sempre coltivano i campi delle loro proprietà anche se poi sulla carta risultano utilizzati. Così come non è ancora stata tracciata una mappa dei terreni avvelenati. Ed è anche probabile che non tutti i fanghi fossero velenosi.

L’argomento è complesso, gli interessi in gioco molteplici. Tra gli spandimenti oggetto di indagine ci sono quelli di due aziende agricole situate al confine con i Comuni di Volterra e Peccioli.

«Appena ci siamo insediati nel 2014 – dice il sindaco di Montaione, Paolo Pomponi, informato dell’inchiesta già un anno fa – era emerso che l'attività di spandimento veniva eseguita in forza di atti autorizzativi rilasciati dall'allora Provincia di Firenze per il tramite del Circondario Empolese Valdelsa, che aveva valutato, sulla base della documentazione presentata, la compatibilità dei fanghi da spandere e dei terreni interessati con la normativa di riferimento».

L'Arpat nel 2015 ha eseguito 12 controlli «sulle aziende agricole interessate, circa le modalità di spandimento e la qualità dei fanghi e dei terreni destinatari, e i controlli effettuati erano risultati regolari», aggiunge il sindaco, il quale si chiede anche come sia stato possibile questo, visto che l’inchiesta dice cose opposte.

«Abbiamo sollecitato l’Arpat – aggiunge – chiedendo di fare altri controlli. Ma dalle verifiche emergeva il rispetto dei valori limite previsti dalla normativa e l'assenza di caratteristiche che potessero qualificare i fanghi come rifiuti pericolosi».

Pomponi spiega di essersi sempre opposto all’uso dei fanghi in agricoltura. E aggiunge: «Essendo il Comune di Montaione parte offesa, sia per eventuale inquinamento ambientale che per un evidente danno di immagine, l'amministrazione ha preso contatti con un legale specializzato in questioni ambientali per valutare tutte le azioni da porre in essere, compresa la costituzione di parte civile nel procedimento penale in questione. Nello stesso tempo l'amministrazione comunale è in contatto con quelle della Valdera, i cui territori sono interessati dall'indagine, al fine di valutare l'opportunità di azioni da intraprendere congiuntamente. Attendiamo la conclusione delle indagini per comprendere l'entità dell’eventuale inquinamento ambientale, al momento non conosciuta».

I sindaci cercano anche di capire quali potranno essere i provvedimenti in merito a questioni di natura ambientale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani