Il presidio
Iva evasa dal Pontedera calcio, Monni assolto dalla Cassazione
PONTEDERA. L'ex socio di maggioranza del Pontedera Calcio Carletto Monni è stato assolto dalla Cassazione nell'ultimo processo che lo vedeva coinvolto per alcune vicende relative al Pontedera Calcio....
PONTEDERA. L'ex socio di maggioranza del Pontedera Calcio Carletto Monni è stato assolto dalla Cassazione nell'ultimo processo che lo vedeva coinvolto per alcune vicende relative al Pontedera Calcio. La formula assolutoria ristabilisce in tutto e per tutto l'operato di Monni perché si riconosce che il fatto non sussiste. L'udienza si era svolta il 15 giugno scorso e la sentenza è stata depositata l'altro giorno. Ovviamente trova la massima soddisfazione sia dell'ex presidente granata che del suo avvocato, Alberto Marchesi, che ha sempre seguito la vicenda fin dal processo di primo grado quando Monni era stato condannato con rito abbreviato a quattro mesi di reclusione sostituita con la pena pecuniaria di 4 mila 560 euro.
Una vicenda che risale a quando Monni, nella qualità di legale rappresentazione dell'Unione Sportiva Pontedera 1912, era finito nei guai per il mancato pagamento dell’Iva. Dopo le indagini gli era stato contestato di non avere versato, entro il termine previsto, circa 152 mila euro di Iva in base alla dichiarazione annuale del 2005. Anche se poi il reato gli era stato contestato nel novembre del 2008. E nel dicembre 2012 il processo di primo grado si era concluso davanti al giudice del tribunale di Pisa, nella sezione distaccata di Pontedera.
Monni si è sempre difeso dicendo di avere ottemperato per quanto possibile, e all'interno di un contesto in cui la normativa non sempre era chiara, a quanto previsto dalla legge. L'ex sindaco, che ha avuto un ruolo importante nel portare avanti la società granata, si era ritrovato a rispondere penalmente dell'Iva evasa rispetto a vicende societarie che si trascinavano da anni e che erano state portate avanti da altri. Come si ricorderà la stagione 2005 era stata d'oro per i granata che erano stati promossi in serie D ma subito dopo erano esplosi i guai giudiziari. All'epoca il 75% delle quote era di Monni, il 25% di Nacci. Alla fine, quindi, a rispondere del mancato versamento dell'Iva si era trovato Monni anche se poi aveva lasciato la società. Ovviamente la sentenza della Cassazione è una conferma di quanto Monni e il suo difensore avevano sempre sostenuto. Tra la nuova società e la vecchia, visto che c’erano stati più passaggi, chi aveva provveduto al pagamento dell’Iva aveva interpretato la norma, che non era chiara, riducendo il pagamento dell’Iva. L’incertezza della normativa ha così portato all'assoluzione di Monni.
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