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Pontedera

Prostitute in zona stazione I residenti protestano

Prostitute in zona stazione I residenti protestano

Un gruppo di donne di colore offre prestazioni sessuali soprattutto ad anziani Il Comune: «Conosciamo il problema, ma non abbiamo strumenti d’intervento»

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SAN ROMANO. Di solito arrivano in stazione a metà della mattinata, scendendo dal treno o provenendo a piedi da Castelfranco. Tre o quattro ragazze al massimo, tutte di colore, che in giorni e orari diversi si muovono nei paraggi dello scalo ferroviario, offrendo sesso a pagamento con tariffe a basso costo. Succede alla stazione San Romano, dove il fenomeno della prostituzione è arrivato con la bella stagione, a partire dalle prime settimane di primavera, sulla scia di quanto avviene già da tempo anche a Empoli e Pontedera.

A segnalare il caso sono i cittadini della frazione montopolese, che da tempo hanno notato le insolite e ripetute passeggiate di alcune ragazze nella zona di piazza Terracini e di lungarno Pacinotti. Un gruppetto di donne, forse di origine nigeriana, che singolarmente e in orari diversi si muovono a caccia di potenziali clienti, provando ad abbordare con modi garbati anche passati e persone ferme in auto nel parcheggio. Una presenza che sembra aver attirato ormai anche una certa clientela "affezionata", composta soprattutto da anziani ma non solo, che spesso transitano da piazza Terracini per verificare la presenza o meno delle ragazze.

A farne le spese sono anche alcune donne di colore che vivono in paese, divenute vittime di approcci e avances sessuali da parte di perfetti sconosciuti. È quanto ci racconta, ad esempio, una ragazza costretta a farsi "controllare" dal marito ogni volta che esce fuori di casa per portare a spasso il cane. «Quando esco mi capita spesso che diverse macchine si avvicinino - racconta - e qualcuno si ferma anche per chiedere tariffe e prestazioni. Io rispondo a tono, ma è comunque di una cosa imbarazzante, anche perché di solito sono uomini di una certa età».

L'assessore Roberto Marzini, con delega alla polizia municipale, precisa che gli strumenti a disposizione del Comune sono insufficienti: «Quello che abbiamo cercato di fare è stato intensificare i controlli, per provare a scoraggiare i clienti, anche in accordo con i carabinieri che conoscono il fenomeno e se ne stanno occupando. Quando arriviamo sul posto, il massimo che possiamo fare a queste ragazze è chiedere i documenti e controllare che abbiano il permesso di soggiorno».

A detta dell'assessore, comunque, la percezione delle autorità è che siano ragazze mosse da una situazione di disagio economico, mentre è esclusa l'esistenza di un'organizzazione che ne gestisce l'attività di prostituzione.

Giacomo Pelfer

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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