Il Tirreno

Pontedera

Addio al vescovo Bianchi Guidò la diocesi sei anni

Addio al vescovo Bianchi Guidò la diocesi sei anni

È morto a Roma per una malattia. Era stato anche a capo della chiesa di Pistoia Nella città etrusca era rimasto dal 2000 al 2006, successore di Vasco Bertelli

2 MINUTI DI LETTURA





VOLTERRA. L’annuncia è stato dato dall’ex vescovo di San Miniato, oggi a Pistoia, Fausto Tardelli: «Il mio amico più caro e mio predecessore, il vescovo Mansueto, ha terminato il suo percorso terreno. C'è un vuoto che strazia. Contempla ora nella pace, fratello mio, quel Dio che hai cercato e amato e che ti ha conquistato ogni giorno di più il cuore». Poche parole affidate a Facebook per dire che monsignor Bianchi, già vescovo di Volterra dal 2000 al 2006 era morto a Roma dopo una malattia contro cui combatteva da tempo. Una notizia che ha destato profondo cordoglio nel Volterrano, ma anche a Cecina e dintorni, visto che la città del litorale fa parte della diocesi della città etrusca. Figura stimata e molto presente nella vita di tutti i giorni dell’Alta e della Bassa Valdicecina, Mansueto Bianchi avrebbe compiuto 67 anni a novembre ed era nato a Lucca.

«Una perdita che si farà sentire in modo importante. È riuscito a capire lo spirito di Volterra e a farsi amare da tutta la vasta diocesi, di cui ha avuto cura, luogo per luogo. Un uomo che amava sinceramente la nostra città e che non si è mai dimenticato di noi», questo il commento di Marco Buselli, sindaco di Volterra, dove arrivò il 18 marzo del 2000 quando papa Giovanni Paolo II lo nominò vescovo, dopo il ritiro per raggiunti limiti di età di un altro personaggio d’eccellenza del clero toscano, il pontederese monsignor Vasco Bertelli. «Il proposito è quello di mettermi ad ascoltare e vedere l'ambiente. A capire in che tipo di situazione mi troverò a vivere», furono le prime parole da vescovo all’indirizzo di una città e di una diocesi particolari. E Mansueto Bianchi fece proprio questo, arrivando quasi in punta di piedi, ma riuscendo a vivere a stretto contatto con le tante comunità che si era trovato ad amministrare dal punto di vista religioso.

Seppe parlare alla gente e stare al suo fianco. Dalle sofferenze per le morti dell’11 settembre 2001 negli attentati alle Torri gemelle di New York, con numerose iniziative in ricordo delle vittime, alle battaglie per la salvaguardia del posto di lavoro di numerosi operai, come quella del 2002 della Chimica di Larderello o l’appello alla banca che, dopo il fallimento di una ditta edile di Cecina, aveva emesso ipoteche gravanti sugli appartamenti venduti, mettendo in seria difficoltà le famiglie che avevano acquistato le case. «Grazie per avermi accolto, compreso, seguito e perdonato», sono state le sue parole ai volterrani prima di partire per Pistoia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera