Italia
«Migranti al lavoro per realizzare gli abiti di scena»
Claudia Tortora, costumista del Teatro del Silenzio racconta l’incontro con Scart e con i giovani richiedenti asilo
LAJATICO. Claudia Tortora, la costumista che ha lavorato nell'Officina Scart per lo spettacolo di Bocelli con la regia di Luca Tommassini al Teatro del Silenzio, racconta la sua esperienza a Lajatico e in particolare con i tre migranti e che hanno partecipato alla realizzazione degli abiti di scena. Un’esperienza unica.
«Quando siamo arrivate alla Waste Recycling non immaginavo proprio quello che avremmo trovato nell'Officina Scart®. Passare lì tre settimane mi ha fatto capire quanto sia importante il lavoro svolto da aziende come la Waste Recycling, visto che diventa sempre più urgente pensare ad un'economia che rimetta davvero in circolazione la materia prima».
Tra i suoi collaboratori ci sono stati anche alcuni richiedenti asilo…
«Avevamo bisogno di aiuto. C'erano da realizzare oltre 350 costumi e Maurizio Giani, amministratore delegato di Waste Recycling, ci è venuto incontro. So che si è confrontato con il sindaco di Santa Croce sull'Arno Giulia Deidda e il giorno dopo, attraverso gli uffici della Società della Salute, sono arrivati da noi Muhammed, Hasan, Syril e Ussumani. Non tutti avevano esperienza di sartoria, ma senza dubbio avevano voglia di impegnarsi per partecipare ad un progetto unico al mondo come il Teatro del Silenzio. La cosa che mi ha colpito di più è stato quando mi hanno chiesto il permesso di poter pregare 5 minuti al giorno prima di andare a pranzo. Così, si sono scelti un piccolo angolo nell'Officina Scart, lo hanno pulito, lo hanno ricoperto e dopo essersi lavati le mani, i piedi e la testa ogni giorno si inginocchiavano voltati verso la Mecca. È stato bello per tutte noi toccare con mano quanto rispetto ci sia in ogni religione quando è vissuta con mitezza e umiltà».
SCART® ha quasi vent'anni di storia e già tre edizioni di collaborazione con il Teatro del Silenzio. Questa è la quarta…
«Quando io e le mie collaboratrici siamo arrivate a Santa Croce sull'Arno eravamo molto curiose delle novità che ci aspettavano. Noi costumiste siamo abituate a lavorare in sartoria, dove il rumore più frequente è la musica di sottofondo e la macchina da cucire. Non ci saremmo mai immaginate cosa significasse lavorare con i rifiuti in un contesto dove c'erano camion a lavoro, ruspe, cassoni che svuotavano materiale in continuazione. Maurizio Giani ci ha supportato in tutto dandoci il suo sostegno e anche le sue intuizioni. Un progetto così grande come il Teatro del Silenzio è stato per tutte noi davvero eccitante».
Qual è stata la novità più importante di lavorare nell'Officina Scart?
«La creatività e il genio di Luca Tommassini hanno capito subito che avevo bisogno di avere carta bianca! Solo i rifiuti potevano suggerirmi i costumi: i bozzetti che avevo a suo tempo realizzato e la proposta che avevo fatto al regista dovevano subire i uno spostamento dovuto ai materiali che incontravo, ai colori di cui disponevo; al punto che la stoffa è stato il supporto meno utilizzato. L'unico vincolo sono stati i numeri: nel senso che quando abbiamo dovuto realizzare, ad esempio, 43 costumi uguali per la Virtual Family di Tommassini, dovevamo cercare rifiuti per i quali disponevamo di una quantità tale da garantire il numero di abiti da realizzare».
Siete stati una bella squadra…
«Una grande voglia di fare e fare bene ha caratterizzato tutte noi: Daniela Antoci, Valentina Bianchi e Tatiana T. della Tommassini Virtual Family che è venuta a darci una mano a titolo gratuito. Sono fatti che danno lo spessore della motivazione che ci ha unito».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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