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Pontedera

vita della chiesa

L’ultimo frate lascia il convento di Peccioli

Andreas Quirici
Padre Riccardo a Peccioli
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Padre Riccardo a Peccioli

Padre Riccardo diventerà sacerdote a Borgo San Lorenzo a metà settembre. Con la sua partenza è incerto il futuro della struttura risalente al Millecento

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PECCIOLI. «Sarei contento se il convento rimanesse aperto due o tre giorni a settimana». Padre Riccardo scuote la testa mentre prova a ipotizzare il destino di un luogo speciale. Il posto dove ha vissuto per sedici anni e che a metà settembre lascierà per andare a fare il sacerdote a Borgo San Lorenzo. È l’ultimo frate cappuccino “stanziale” a Peccioli. Dopo di lui la struttura risalente al 1.500 rischia di rimanere chiusa spesso. Se non sempre. Anche se dalla curia provinciale di Firenze assicurano che «la serrata del convento non è prevista».

In realtà, a Peccioli la comunità è stata chiusa sei anni fa, quando non c’erano più i numeri per un gruppo stabile di frati cappuccini. Da allora se ne occupano i frati di Pontedera con padre Riccardo che è rimasto qui insieme ad altri due frati, entrambi morti.

Saranno i frati di Pontedera a continuare a gestire il convento pecciolese, ma sono ancora una volta i numeri a non lasciare intravedere niente di buono per la tenuta vicina al parco preistorico, altro luogo tanto caro ai pecciolesi che proprio da ieri ha chiuso i battenti. «A Pontedera dovrà essere assegnato un sostituto all’attuale superiore che se ne andrà - racconta padre Riccardo - Oltre a lui ci saranno altri tre frati. Ma tra l’età avanzata di alcuni e l’impossibilità di muoversi in autonomia di altri, visto che non hanno la patente, non sarà facile garantire la messa tutti i giorni e le attività con i giovani svolte finora».

Padre Riccardo ha 81 anni ed è nato a Poppi, nel Casentino. In realtà si chiama Ugo Tapinassi, ma da quando ha indossato la tonaca ha cambiato nome per la consuetudine di «battezzare di nuovo» a chi abbracciava la vita da frate. Apre la porta del convento rivelando un mondo a parte. Dietro la chiesa intitolata a San Michele Arcangelo, che risale al 1.100, ma che fu poi ampliata nel 1.568 da un nobile fiorentino quando Peccioli chiese ai frati cappuccini di creare una comunità a pochi metri dal paese, c’è il convento, con la cucina, l’antico refettorio e moderni bagni, uffici e stanze varie. Ma c’è anche un terreno di due ettari con ampio giardino, da cui si vede il campanile di Peccioli e le splendide colline circostanti, dove padre Riccardo organizza campi solari per i bimbi e incontra i giovani della zona. E c’è anche un campo con varie colture: olivi, pomodori, oltre a fagiolini e vari alberi da frutto. Ci sono anche arnie con le api per una piccola produzione di miele. «Poche cose - dice mentre passeggia e sistema le rose lungo un vialetto - visto che tanto devo lasciare...».

Chissà se ci sarà altra vita dopo il suo addio a Peccioli che negli ultimi due giorni ha scatenato molti commenti su Facebook. Un post discusso, con utenti che tiravano in ballo l’amministrazione comunale, la curia. E che imprecavano contro la chiusura di un altro pezzo della storia pecciolese, dopo la serrata del parco preistorico. «Intanto confermo che non è intenzione della curia provinciale abbandonare il convento - dice il frate - ma è anche vero che le persone che dicono di essere tanto affezionate alla chiesa e a tutto ciò che rappresenta questa struttura, difficilmente vengono a messa qui. Così come è raro vedere qualcuno entrare per pregare e fare un’offerta accendendo una candela. Lo stesso Comune non si è mai posto il problema della nostra attività. Eppure di problemi ce ne sono sempre stati. Abbiamo ristrutturato la chiesa e il chiostro pochi anni fa. E ora saranno spesi centomila euro per porre rimedio a una frana».

Il sindaco Renzo Macelloni, dal canto suo, non entra in polemica con padre Riccardo: «Da tempo si parla dell’abbandono del convento da parte dei frati. Ma di tratta di questioni interne al loro ordine. E, comunque, non abbiamo nessun progetto per la struttura».

Di sicuro, la storia di quello pecciolese è simile a quella di molti altri conventi. «Ne sono stati chiusi sei in Toscana - riprende il frate - E davanti alla crisi delle vocazioni è impossibile porre rimedio».

 

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