Il presidio
Festa con stupro Il pool di difesa non demorde
L’avvocato Anna Francini: «Nelle bottigliette la quantità di Ghb era minima e inefficace»
PONTEDERA. «Le sentenze non si commentano, ma si appellano. Pertanto credo che l'unica cosa seria che si può dire in questo momento sia che, ovviamente, non condividiamo la sentenza di condanna della quale conosciamo solo il dispositivo. Questo perché riteniamo che sia fondata su dati fallaci non essendo, a nostro parere, stato accertato l'uso del Ghb. La sostanza è stata rilevata nelle bottigliette in quantità infinitesimali e pertanto inefficaci a rendere la ragazza incapace di comprendere quello che stava accadendo e quindi di respingere i due giovani».
Anna Francini, che fa parte del collegio difensivo di Edoardo Nieri e Mattia Rizza, condannati venerdì a otto anni di carcere per lo stupro in villa con il Ghb, ritorna su questioni che sono state rilevanti per la linea difensiva, ma che il primo collegio della sezione penale del Tribunale di Pisa non ha ritenuto prevalenti rispetto all'impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Aldo Mantovani. La persona offesa si è costituita parte civile con l'avvocato Antonio Cariello di Pisa.
Tutto ruota intorno alla presenza o meno del Ghb nelle Schweppes, presente secondo la difesa, che si è basata sulla consulenza della professoressa Elisabetta Bertol, normalmente nelle bottiglie in commercio. Un risultato scientifico, questo, che oggi, considerata anche la novità della materia per un processo penale in Italia, non è servito a scagionare i due ragazzi dalle accuse, ma che nei prossimi anni, quando l'esito delle indagini su cui si è fondata la consulenza sarà veicolato attraverso le riviste di settore e la tesi verrà riconosciuta nella sua validità, potrà diventare dirimente in casi di stupro con uso del Ghb. E chissà che non possa soccorrere gli imputati, prima della conclusione dei successivi gradi di giudizio, per ribaltare la sentenza di primo grado.
«Leggeremo le motivazioni della sentenza - aggiunge l'avvocato Francini - ma ad oggi quello che possiamo dire è che l'unica lettura scientifica che compone tutte le contraddizioni della ricostruzione emersa nel processo è quella proposta dalla difesa. La Bertol con la propria attività ha dimostrato che la caratteristica principale del Ghb è la sua ubiquitarietà, posto che la stessa è prodotta dall'organismo e si trova naturalmente sia in molteplici sostanze alimentari tra cui alimenti e bevande, non ultime quelle del nostro processo».
L'avvocato Francini conferma l'intenzione della difesa di appellare la sentenza non appena se ne conosceranno le motivazioni: «Cercheremo di capire perché i giudici non hanno preso in considerazione le nostre difensive nelle quali crediamo fermamente».
La ragazza era drogata? La domanda, secondo Francini, è rimasta senza risposta, nonostante la sentenza. «E se lo era perché non è stata trovata traccia del Ghb nei capelli dei ragazzi? Probabilmente i giudici e i loro periti non hanno tenuto conto del risultato dell'indagine sui capelli, nonostante sia emerso chiaramente che l'abbattimento riguarda una percentuale molto ridotta del segnale del Ghb nel capello e comunque si verifica solamente dopo una prima frazione di tempo. D'altra parte non è da imputare alla difesa se questo test è stato effettuato in ritardo rispetto alla richiesta», aggiunge l'avvocato.
La guerra delle perizie alla fine pare non sia servita a demolire il castello accusatorio. Evidentemente, per il tribunale, il nodo centrale non era solo l'esito della perizia quanto la credibilità dell'accusa di violenza sessuale di gruppo, messa in relazione anche alle chat e ai messaggi che i ragazzi si sono scambiati prima e dopo il sesso in villa. Il pm ha parlato di preordinazione della serata considerando i ragazzi disinvolti nell'avere organizzato il sesso a tre, «ma quelle chat - osserva l'avvocato Francini - lette con attenzione e con il dovuto distacco, a ben vedere, non provano quello che si pretende di far dire loro: non c'è alcuna preordinazione, e ciò risulta dalla dichiarata possibilità di passare la serata in altri modi. E non c'è preordinazione perché nessuno è riuscito a dimostrare che i ragazzi abbiano preventivamente acquistato la sostanza e poi l'abbiano somministrata alla giovane».
Ora le speranze dei due giovani condannati e delle loro famiglie si possono affidare solo al ricorso in appello, ipotizzando una valutazione diversa delle perizie o di quanto dichiarato dalla persona offesa e dalla testimone. «Confidiamo fermamente nell'appello ed in una nuova e più distaccata lettura degli atti del processo», conclude il difensore.
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