Italia
Il centrodestra premiato dal voto delle frazioni
LATIGNANO. Latignano, Titignano. Ma anche Marciana e Sant’Anna. E alcuni casi come la sezione 17 di San Casciano dove Susanna Ceccardi, al primo turno, aveva preso 21 voti appena, mentre al...
LATIGNANO. Latignano, Titignano. Ma anche Marciana e Sant’Anna. E alcuni casi come la sezione 17 di San Casciano dove Susanna Ceccardi, al primo turno, aveva preso 21 voti appena, mentre al ballottaggio ne ha ottenuti addirittura 346. La sconfitta dell’ex sindaco Alessio Antonelli è maturata nelle frazioni, dove nel tempo la distanza dal capoluogo si è fatta incolmabile.
Ma il voto contrario al sindaco uscente del Pd non nasce dall’ideologia o dai massimi sistemi politici. Polemiche sull’accoglienza di immigrati a parte, il flop “dem” è di natura pratica, spicciola, quotidiana. Promesse non mantenute di tagli d’erba o di parcheggi mai realizzati, di strade perennemente al buio e di allagamenti su cui infuriarsi.
A Latignano, per esempio, i 369 voti a 263 in favore della neo sindaco hanno scavato il solco tra i due candidati nei furiosi minuti in cui si consumava lo spoglio. Un divario frutto della voglia di cambiare.
«Sapevamo cosa ci poteva dare Antonelli - dice una donna nell’alimentari del paese - mentre votando per la Ceccardi abbiamo la speranza che qualcosa cambi da qui a cinque anni. E se la situazione dovesse rimanere la stessa, cambieremo di nuovo».
Opportunità, quindi, non credo politico in una frazione di duemila anime dove Antonelli si è visto per un dibattito molto partecipato durante le primarie. Ma che, evidentemente, è servito a poco. Anzi, probabilmente ha avuto l’effetto contrario considerato che il suo sfidante Andrea Paganelli è di Latignano, così come l’ex sindaco Moreno Franceschini che, proprio durante le primarie appoggiò la candidatura dello sfidante di Antonelli. Problemi di correnti politiche che hanno avuto un peso, anche se relativo. «Se parli con dieci persone di sinistra tutti diranno che non ha pesato l’ideologia - spiega Giuseppe Lorenzini, della Misericordia di Latignano - Quello che conta sono i fatti».
Quando serpeggia il malumore, ci si ricorda anche di quella volta che venne spostata la farmacia comunale a via di Corte e meno male che è arrivata un’altra farmacista alla quale è piaciuto il posto e che è tanto brava, sennò gli anziani sarebbero rimasti senza questo importante servizio.
Insomma, la praticità prima di tutto ha indirizzato il ballottaggio verso “la svolta epocale”. Una quotidianità fatta anche di polemica sugli immigrati e del “caso La Tinaia”, dove sono stati alloggiati profughi a suon di soldi per i titolari dell’agriturismo.
Inevitabile che il ribaltone fosse l’argomento del giorno ieri nel Cascinese. Come al circolo Acli di Marciana dal bancone affollato, tra chi paga un panino e chi ordina un prosecco prima di andare a mangiare. «Vai, si sboccia e si brinda», dice il barista come se continuassero i festeggiamenti per la fine dell’era-Antonelli, più che per l’inizio di quella di Susanna Ceccardi. «Siamo molto contenti - dice il commerciante mentre quasi tutti annuiscono - perché volevamo un cambiamento. Non è questione di Pd o Lega. È un problema di abbandono della frazione. Fra allagamenti, strade strette e promesse non mantenute non ne potevamo più. Il voto alla Ceccardi è nato da questo. Se poi, fra cinque anni, anche lei si dovesse rivelare una delusione, io non voterò più».
«È stato un voto di protesta», urla un pensionato dal tavolino dove sta leggendo il giornale. Rimostranze per «un territorio amministrato male» e che arriva fino a Titignano, frazione in cui al ballottaggio Alessio Antonelli ha confermato i voti presi al primo turno, mentre Susanna Ceccardi ha visto crescere notevolmente le preferenze.
Dal reticolo di stradine di Marciana fino alla Tosco Romagnola e da qui, quasi alle porte di Pisa, nel paese fatto di case di pregio e pulizia abbastanza evidente e diffusa. Ma dove non è facile trovare un servizio. «Un bar? - dice un uomo che sta andando a pranzo a casa - Provi al circolo accanto alla chiesa. Ma non so se è aperto. E se lo trova chiuso è un problema. Qui non c’è praticamente niente».
Andreas Quirici
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