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L’operaia all’azienda: «Chiedo scusa è stato uno sfogo»

L’operaia all’azienda: «Chiedo scusa è stato uno sfogo»

PONTEDERA. «È stato un momento di sfogo in un periodo non semplice della mia vita, avendo qualche problema in famiglia. Chiedo scusa e attendo la vostra decisione». Queste le parole pronunciate ai...

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PONTEDERA. «È stato un momento di sfogo in un periodo non semplice della mia vita, avendo qualche problema in famiglia. Chiedo scusa e attendo la vostra decisione». Queste le parole pronunciate ai responsabili di Piaggio dell’operaia colpita da provvedimento disciplinare da parte della Piaggio dopo le pesanti accuse su Facebook nel giorno della visita del premier Matteo Renzi a Pontedera in occasione dei settant’anni della Vespa. Un confronto previsto dalla normativa prima dell’ufficialità del licenziamento che potrebbe arrivare con una lettera raccomandata entro pochi giorni.

Due le dipendenti di Piaggio coinvolte in questa vicenda. Una è già stata licenziata nei giorni scorsi, ma la sua vicenda si dovrebbe risolvere in tribunale, visto che è assistita dal sindacato a cui è iscritta e che il provvedimento è stato impugnato. L’altra, invece, ha deciso di non farsi rappresentare per il momento e attende la decisione dell’azienda. Quest’ultima lavoratrice è colei che ha scritto pesanti affermazioni sul social network all’indirizzo di Renzi e del presidente del gruppo Piaggio, Roberto Colaninno («Ammazziamo tutti kuesti bastardi»). Quella già licenziata, invece, ha messo il classico “mi piace” sul post.

Difficile pensare a una soluzione diversa dal licenziamento per la donna che ieri mattina, dopo un periodo di malattia, è tornata al lavoro, presentandosi davanti ai rappresentanti di Piaggio per giustificare il proprio comportamento dopo il richiamo disciplinare. Impossibile, per adesso, ottenere un commento da parte dei due sindacati ai quali sono iscritte le lavoratrici. Mentre negli ultimi giorni sono arrivati interventi da altre sigle. Uno di questi è dei Cobas: «I social network sono sempre più lo specchio della società, della crescente impotenza di tanti uomini e donne che affidano alla tastiera del pc rabbia, delusione per condizioni di vita e di lavoro sempre più precarie. Piaccia o non piaccia, navigare nei profili Facebook è una violazione della privacy, un ingresso forzoso e forzato nella vita delle persone».

Secondo la federazione regionale dell’Unione sindacale di base (Usb), invece, «per le opinioni, qualsiasi esse siano, non si licenzia. Questa è la nostra posizione sindacale a prescindere da cosa ci sia scritto su una legge o su un contratto di lavoro. Se poi dalle opinioni, più o meno pesanti, si passa ai fatti allora esistono i codici penali, i processi e eventualmente la galera. E su quel piano ognuno si prende le proprie responsabilità. Oggi è toccato ad una lavoratrice domani potrebbe toccare ad un delegato sindacale».

Resta il fatto che non si può scrivere qualsiasi cosa sui social network. Il rischio è pagare care le conseguenze

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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