Il Tirreno

Pontedera

«La rasavo per salvarla»

«La rasavo per salvarla»

Francisca e l’incubo che ha portato alla morte della figlia

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PISA. Ci aveva provato a tagliarle i riccioli, erano belli, scuri e un po’ crespi come i suoi. Ma doveva. Per sottrarla alla furia di lui, da quegli impeti di rabbia. Sperava potesse sfuggirgli quando l'afferrava per la testa. Cavolo, se faceva paura Tonino. Negli ultimi mesi era diventato un belva. Glieli strappava. Non si limitava ai calci, alle botte, alle cinghiate. No, sollevava Samantha, la strattonava, la lasciava cadere, e quando riapriva il pugno i riccioli cadevano come sabbia. No, per sé non aveva più speranze, Francisca.

«Avevamo provato a fuggire, ma ci aveva ripresi, ci minacciava, diceva “Vi ammazzo”». Ma per la bimba sì, per questo le aveva rasato la testa. A leggere le carte dell’inchiesta sembra di perdersi in un gorgo. La vecchia pizzeria a Calambrone era diventata una prigione, e se nessuno si era ancora accorto che dietro quell’aria allegra con cui l’uomo prendeva in braccio la bimba e le comprava le caramelle, c’era un carceriere violento, allora lei doveva fare qualcosa. L’aveva rasata, perché quel predatore faticasse ad acciuffare la preda. Non è servito. L’hanno ritrovata nuda con solo una maglietta e il corpo pieno di ecchimosi, sulla coscia sinistra, l’addome, il costato. Le ferite degli schiaffi sul visino, i segni delle cinghiate sulla schiena, l’impronta di una scarpa sul costato. Era un terremoto di botte e minacce quotidiano vivere con Tonino Kristc. «Ci minacciava», ha detto Francisca ai soccorritori l’altra notte. Anche mercoledì pomeriggio le aveva picchiate. «Vi ammazzo e vi seppellisco se non la rianimi», le aveva detto. «E con i carabinieri sta' zitta, di' che le ho dato solo qualche schiaffetto per farla riprendere, sennò…».

Sennò, dietro le staccionate azzurre e i muri bianchi della vecchia pizzeria abbandonata al Calambrone ripartiva l’inferno. Giovedì i carabinieri hanno risentito Francisca, e lei ha detto tutto. Sia lei che la bimba erano vittime di continue «brutali aggressioni». Lui era uno sbandato, niente lavoro, ma furti, ricettazione, risse, violenze e maltrattamenti in famiglia. Sì perché, nella baracca, a Calambrone, lei era arrivata da un anno, ma con Tonino avevano abitato anche Mirslava e Mica, mamma e fratello di lui, e pure il compagno di Mica. «Siamo scappati, ci picchiava, era sempre una furia, e lo era anche con la piccola». E non è vero neppure che fossero del tutto invisibili, come scomparsi dai radar della pietà. C’era un uomo sul litorale che aveva provato ad aiutare la donna e la piccola. «Portaci via da qui, salvaci», le chiedeva Francisca. «Ma io non ce l’ho fatta - ha rivelato lui ai carabinieri - Cercavo di aiutarle come potevo, ma lui non mi faceva vedere la bimba, non mi faceva entrare, ogni volta diventava una belva».

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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