Il Tirreno

Pontedera

«La scuola non aiuta mio figlio disabile»

La madre di un bambino segnala un disagio a scuola. L’istituto: «Stiamo facendo il possibile»

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PONTEDERA. La madre di un bambino di 7 anni, che frequenta una scuola delle colline pisane - non diciamo quale per evitare che il minore possa essere identificato - denuncia i disagi che il figlio, affetto da sindrome di tourette e disabile al 100%, può incontrare nella vita di tutti i giorni.

«Fin dalla materna - scrive la donna - abbiamo avuto difficoltà con la scuola nel far comprendere che certi suoi atteggiamenti non erano dovuti ad una cattiva educazione, ma ad una patologia ancora in fase di studio e valutazione. Poi, finalmente, a gennaio 2015 arriva la certificazione vera e propria. La situazione è complessa, tanto è vero che già da settembre 2014, ancor prima di avere la 104, gli specialisti della Stella Maris avevano comunicato alla scuola come intervenire».

La donna dice che in prima elementare al bambino, non ancora certificato, non viene permesso di fare il tempo pieno.

«Quando invece è arrivata la 104, a gennaio, a mio figlio, finalmente, è stato permesso un rientro pomeridiano su cinque giorni con l’ausilio di tre ore di sostegno».

«Nel frattempo - racconta ancora la madre - le maestre sottolineano le difficoltà che hanno con il bambino, il quale manifesta scarsa integrazione». La donna si chiede se forse i problemi non sono acuiti dal fatto che il piccolo capisce di essere trattato in maniera diversa.

«A giugno 2015 arriva l’aggravamento della malattia, il bambino è provato dall’anno scolastico». Nella classe frequentata ci sono 25 alunni e, secondo la donna, non è una condizione ottimale per il figlio. «Purtroppo le dinamiche sono andate di volta in volta peggiorando e le 22 ore di sostegno rivolte a mio figlio sembrano non bastare (anche perché, come specificato dai dottori, lui necessita della copertura totale delle ore)», aggiunge la donna. Che subito dopo denuncia: «Poi si verificano episodi di contenimento fisico approssimativo, fatti dalle maestre nei confronti del bambino, il quale rimane sempre molto turbato quando lo si tocca. Ma il culmine è avvenuto un giorno nel quale mio figlio ha avuto una forte crisi, di quelle che le figure di riferimento non sono riuscite a placare se non con l’intervento di una custode, che ha sculacciato il bambino».

«A poco sono servite le ore in più che la scuola ha messo a disposizione del bambino e a poco sono serviti quegli strumenti audiovisivi e dispositivi per aiutarlo nel lavoro didattico, che solo dopo l’intimazione di un avvocato si sono visti (tutte cose che già avrebbero dovuto essere in dotazione all’alunno da tempo)».

La scuola, interpellata dalla nostra redazione, risponde che il lavoro svolto finora va nella direzione del progetto di una scuola inclusiva e che per il bambino sono state messe in atto tutte le azioni, compreso il raddoppio dell’organico di sostegno, azioni che sono possibili e doverose nei confronti dei bambini con handicap.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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