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Ospizio-pollaio, indagati anche i medici

Ospizio-pollaio, indagati anche i medici

L’indagine sui dottori di famiglia accusati d’omissione di referto: non segnalate le condizioni delle anziane

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PISA. Sapevano, ma non hanno segnalato la situazione di precarietà in cui vivevano le loro assistite.

È l’ipotesi investigativa portata avanti dai carabinieri che, coordinati dal sostituto procuratore Lydia Pagnini, hanno esteso le verifiche sull’attività dei medici di famiglia delle nove anziane trovate venerdì 15 aprile in una villetta sulla via Emilia a Ospedaletto trasformata in residenza sanitaria priva di autorizzazioni.

Alcuni medici sono già stati iscritti sul registro degli indagati per il reato di omissione di referto dopo essere stati sentiti come persone informate sui fatti.

Per il legislatore con l’omissione di referto «si intende l'atto tipico del medico, che è tenuto a redigerlo e trasmetterlo ogni volta che, nell'esercizio della sua professione, viene a contatto con la conoscenza di fatti che potrebbero integrare gli estremi di un reato perseguibile d'ufficio».

Per l’accusa i dottori sapevano, per esperienza diretta, o avrebbero dovuto sapere in quali condizioni si trovavano le anziane.

E la conseguenza di queste informazioni avrebbe dovuto essere la segnalazione alle forze dell’ordine di un ambiente che poco aveva a che vedere con una residenza sanitaria assistita.

Nel blitz di Nas e militari del nucleo operativo sono state trovate donne in età avanzata, dagli 80 ai 95 anni, nei letti in spazi angusti e, comunque, non ritenuti idonei per l’ospitalità di persone non autosufficienti o con problemi di deambulazione.

Che non fossero locali adeguati doveva apparire nell’evidenza della scena con la disposizione di arredi e metri quadrati a disposizione.

Nel soggiorno una parete divisoria in cartongesso aveva definito l’area per due anziane allettate e il resto dell’ambiente. In una stanza di venti metri quadrati vivevano sei donne.

Secondo le prime informazioni raccolte, le ospiti uscivano raramente e le tapparelle alle finestre spesso erano abbassate.

I carabinieri hanno trovato sei anziane in una stanza di venti metri quadrati, due in un soggiorno con un divisorio in cartongesso e una, da sola, in una stanza.

Nessun maltrattamento viene contestato alle due denunciate, ma l'assenza di autorizzazioni a gestire un centro dove i margini di movimento per le ospiti dire che erano scarsi sarebbe un eufemismo.

L’inchiesta non è chiusa e altre persone saranno sentite dai carabinieri.

La 63enne denunciata in una conversazione con il Tirreno ha risposto che, su consiglio dell’avvocato, al momento non vuole dire niente, «poi ne riparleremo».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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