Il Tirreno

Pontedera

Uccise la moglie a coltellate, assolto. Gli avvocati dell'uomo: "Evitata una detenzione ingiusta"

di Sabrina Chiellini
Roberto Barbieri e Sandra Fellini
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Roberto Barbieri e Sandra Fellini

Castelnuovo Val di Cecina: per il giudice dell’udienza preliminare Roberto Barbieri, tecnico dell'Enel, non era capace d’intendere e di volere

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CASTELNUOVO VALDICECINA. Roberto Barbieri è un uomo libero da più di un anno, era in cura alla residenza psichiatrica Morel a Volterra. Ora una sentenza emessa dal giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Pisa, Giulio Cesare Cipolletta, conferma che non è più malato, anche se lo era quando il primo giugno 2014 il tecnico dell’Enel di Castelnuovo Valdicecina uccise la moglie Sandra Fillini, 53 anni, medico dell’Asl 5 di Pisa. In virtù di questa sentenza, le cui motivazioni si conosceranno tra 90 giorni, quello avvenuto a Castelnuovo non fu un delitto passionale anche se frutto di grandi litigi per la coppia. Barbieri, infatti, si stava separando dalla moglie che pagò con la vita questa decisione andando incontro alla reazione violenta del marito. Quest’ultimo in preda a un disturbo psichiatrico delirante le tolse la vita con undici coltellate.

IL PM AVEVA CHIESTO 24 ANNI

La sentenza è arrivata dopo due perizie che hanno confermato l'incapacità totale di intendere e volere di Barbieri al momento del fatto, già rilevata dai periti di parte della difesa, Fulvio Carbone e Giovanni Carlesi, tanto che l’uomo, arrestato dopo il delitto, era stato rimesso in libertà. Il pubblico ministero, Lydia Pagnini, aveva chiesto per l'imputato una condanna a 24 anni di reclusione, ridotta di un terzo per il rito scelto. Ma il giudice l'ha respinta ritenendo di non applicare alcuna misura di sicurezza perché ha giudicato Barbieri soggetto non socialmente pericoloso: punto importante, questo, in vista di un possibile ricorso in Appello da parte della Procura.

GLI AVVOCATI DELL'UOMO: "EVITATA UN'INGIUSTA DETENZIONE"

«L'analisi clinica di Barbieri – spiegano in una nota i suoi difensori Pardo Cellini e Cristina Agonigi – ha portato a questo risultato di oggi ed evita l'ingiusta detenzione che sarebbe stata una pretesa ispirata al solo istinto punitivo».

La vicenda, secondo i legali, «dimostra che il sistema accusatorio anche nel nostro Paese sta raggiungendo una maturità sino a qualche anno fa inimmaginabile. Crediamo - sottolinea Cellini - che si debba andare sempre più verso un'integrazione dei saperi e dunque realizzare una difesa sempre più organizzata sulla collaborazione tra specialisti diversi delle scienze applicate al giuridico. L'attività della difesa così modernamente interpretata può confrontarsi con la pubblica accusa fornendo al sistema giustizia un quadro complessivo processuale che permetta al giudice di adempiere nel miglior modo alla sua missione».

La sentenza, conclude Agonigi, «dimostra che la componente psichica del reato non è un elemento accessorio, pur restando in molti casi un elemento sostanziale non sufficientemente vagliato dal giudicante». Stando alla consulenza psichiatrica, Barbieri quando uccise la moglie agì «al culmine di un processo in cui viveva la crisi coniugale come frutto di un complotto».

UNA FAMIGLIA DISTRUTTA

Una sentenza che lascia senza parole i familiari della vittima. «La soddisfazione per l’esito del processo è mitigata – conclude Cellini – dal dramma che è sulla scena, con una famiglia distrutta».

La vittima ha lasciato due figli, uno dei quali era in casa il giorno della tragedia. Il padre, come è poi emerso dalle indagini dei carabinieri, aveva cercato di chiudere la porta della sua camera, forse per non fargli sentire quello che accadeva al piano terra quando Barbieri stava uccidendo la donna.

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