Il presidio
In “Silenzi di guerra” sarà ricordato Torquato Cardelli
CASCIANA TERME. Prosegue il tour toscano di “Silenzi di guerra” monologo nato da una idea di Renato Raimo nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della Grande guerra. Sabato alle 21.15 al...
CASCIANA TERME. Prosegue il tour toscano di “Silenzi di guerra” monologo nato da una idea di Renato Raimo nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della Grande guerra. Sabato alle 21.15 al teatro Verdi di Casciana Terme nell'abito della stagione di prosa (info e prenotazioni 328 0625881, 320 3667354, biglietti 12 euro, ridotto 10) ecco il testo che parla soprattutto ai giovani e sta portando nei teatri toscani, la storia di un padre che segue le orme del figlio fino alla trincea.
«Ho deciso – spiega Renato Raimo – di portare in scena non il rumore assordante delle bombe ma i silenzi, l'attesa: della cartolina, della partenza alla stazione, del ritorno del figli, l'attesa del fischio di morte in trincea, l'amore interrotto dalla guerra. Ma il messaggio è di speranza».
«Un testo non facile – commenta Andrea Kaemmerle – ma che si inserisce in quel teatro di qualità che stiamo cercando di proporre a Casciana Terme: Renato Raimo è un personaggio popolare che, con coraggio e intensità, ha deciso di proporre uno spettacolo importante. Il nostro augurio è vedere il teatro pieno».
In “Silenzi di guerra” Renato Raimo è protagonista, coautore dell’adattamento teatrale e produttore. Molto apprezzata la colonna sonora composta appositamente da Andrea Marra e la fisarmonica di Marco Lo Russo, suonata live sul palco. Nella serata sarà ricordato Torquato Cardelli, medaglia d'oro alla memoria di cui ricorrono i 100 anni dalla morte. Nasce a Sant'Ermo l'11 ottobre 1895, chiamato alla leva, viene coscritto al 5° reggimento col quale entra in linea sul trincerone del Monte Mrzli (Kolovrat, S. Lucia e S. Maria di Tolmino) il 24 maggio 1915.
Ammalatosi di tifo nell'estate, dopo lunga degenza viene trasferito al VII ciclisti sul Pasubio. Il 10 ottobre 1916 un gruppo di bersaglieri ciclisti, inerpicandosi lungo i canaloni della Vallarsa coi fanti della Puglia piombarono sul nemico all'alpe di Cosmagnon (poi al pianoro fra il Pasubio, il Roite e il Col Santo). Ferito una prima volta alla spalla, prosegue imperterrito verso le trincee nemiche, dove viene fatto segno a un nuovo fuoco: al tenente che sopraggiunge riesce a sussurrare parole di entusiasmo e patriottismo.
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