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Una mazzetta per farsi assegnare una casa più grande
Denunciata dall’impiegato comunale che registra l’incontro Casalinga patteggia un anno e 10 mesi per corruzione
PONTEDERA. Ci aveva provato a percorrere una scorciatoia che, anziché farle ottenere quello a cui aspirava, alla fine l’ha fatta inciampare nel codice penale.
Al funzionario del Comune di Pontedera che si occupa delle case popolari una casalinga albanese cinquantenne aveva offerto mille euro per ottenere un cambio di abitazione. Non solo la nuova casa non è mai arrivata, ma dopo la denuncia e la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore, Giovanni Porpora, la vicenda è stata chiusa con un patteggiamento a un anno e 10 mesi per corruzione davanti al gup, Elsa Iadaresta. Pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziale della casalinga albanese assistita dall’avvocato Gabriele Dell’Unto.
La storia risale tra la fine del 2014 e gli inizi del 2015. Da tempo la donna e i suoi familiari lamentavano di vivere in una casa popolare con numerosi disagi. Non solo per gli spazi ristretti, ma anche per le condizioni strutturali dell’appartamento che, a loro dire, erano senz’altro da migliorare. E così poco alla volta si fa strada nella mente della casalinga l’idea di chiedere una nuova residenza più spaziosa. Un’aspettativa legittima. Sbagliato è il modo con cui la donna intende coltivare le sue ragioni superando in graduatoria chi la precedeva. Chiede e ottiene un incontro con il responsabile dell’ufficio casa del Comune e gli manifesta l’urgenza di cambiare casa perché in quell’alloggio la sua famiglie non riesce più ad abitare. Poi compie la mossa che la inguaia. Spedisce una busta intestata al dipendente con dentro mille euro. Il funzionario avverte la polizia municipale e all’incontro successivo registra la conversazione con la donna dopo aver intuito di avere di fronte la mittente della mazzetta. È in quel momento che si consuma il reato di corruzione. Nessun arresto, ma solo una denuncia. Per la disperazione della casalinga che aveva scambiato gli eventuali diritti in favori da dover pagare.
Pietro Barghigiani
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