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«Unione da rilanciare: nuovo assetto e due poli principali»
La proposta di Antonio Mazzeo, vicesegretario regionale Pd: «Cabina di regia unica, con riferimenti per ogni ambito»
PONTEDERA. «Quella del riassetto istituzionale è una sfida che dobbiamo giocare a tutti i livelli. La Toscana, per crescere, deve sviluppare il suo asse centrale tra Firenze, Pisa e la costa: in questo scenario la Valdera deve avere un ruolo centrale sia a livello geografico che di pianificazione strategica, economica e produttiva. Per questo la strada non può che essere quella di unire il più possibile forze e risorse». Antonio Mazzeo, consigliere regionale e vicesegretario regionale Pd, su questo tema non ha dubbi.
Mazzeo, nel caso dell’Unione della Valdera c’è chi vorrebbe fare il passo inverso ed uscire da quella esperienza...
«L’Unione della Valdera, quando è nata, ha rappresentato un modello innovativo per tutta la Toscana, ma è innegabile che il quadro di riferimento degli enti locali nel 2008 fosse profondamente diverso da oggi. Negli anni è prevalsa la logica dell’immobilismo da parte di chi, soprattutto nel gruppo dirigente degli scorsi anni, ha difeso un sistema come se fosse un dogma invece di pensare ad innovarlo. Non affrontare con decisione le problematiche dei comuni sotto 5.000 abitanti, che sono obbligati ad associare le principali funzioni fondamentali e che oggi manifestano il proprio malessere, è stato un errore. Da ingegnere cito Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Ecco, ora più che terminare l’esperienza dell’Unione serve rilanciarla mettendo in piedi un nuovo modello organizzativo che intercetti davvero i bisogni dei cittadini. Senza tensioni campanilistiche e con lo sguardo al futuro. Pensando a costruire un sistema di relazioni e di governa che consenta alla Valdera di attirare nuovi investimenti e competere con gli altri territori della Toscana».
Quale potrebbe essere, secondo lei, questo nuovo modello organizzativo?
«In queste settimane con il segretario provinciale Alessio Lari e l’assessore regionale Vittorio Bugli abbiamo pensato ad un modello in cui, ferma restando l’Unione, si creino due poli sottostanti così che le funzioni attribuite all’unione siano esercitate per sottoambiti e che l’adozione degli atti amministrativi (sempre adottati come unione) sia attribuita a uffici articolati sul territorio. Potremmo immaginarne, per esempio, almeno uno nell’area Pontedera-Ponsacco ed uno a Peccioli».
Ma come si attuerebbe questo modello?
«Ad esempio associando i servizi per aree omogenee, a prescindere dal numero degli abitanti. Dovremmo poi prevedere sistemi per redistribuire la ricchezza tra comuni più o meno avvantaggiati, per stabilire il principio della pari dignità sociale di tutti i cittadini della Valdera. Altro tema è quello del trasporto: il futuro passa dall’integrazione tra ferro e gomma e da un sistema di parcheggi scambiatori diffusi nell’ottica di costruire una mobilità alternativa e sostenibile. Infine il settore dell’innovazione: in commissione costa il professor Paolo Dario ci ha illustrato tre proposte per cambiare il modello di sviluppo. Tra queste l’economia circolare (riuso, ambiente ed innovazione) e la Valdera è una zona che, insieme a Piombino, può candidarsi a diventare un modello di riferimento regionale».
E se questa strada non fosse praticabile?
«So che alcuni Comuni hanno scritto una lettera in cui manifestano criticità relative alla permanenza nell’Unione. Continueremo a confrontarci con loro perché vanno capite nel dettaglio le problematiche. Se dovesse concretizzarsi l’ipotesi di nascita di una seconda unione, che immagino comunque finalizzata alla creazione di un comune unico, servirebbe un coordinamento che, su alcune materie, abbia il compito di fare da raccordo e impostare politiche comuni. Di certo c’è che tanto maggiore è l’unità di intenti di un territorio e tanto più è semplice presentare progetti. Quando abbiamo fatto sistema, ai vari livelli, i risultati sul territorio sono sempre arrivati».
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