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Pontedera

Non riesce a sfrattare l’inquilino moroso da anni

La disavventura di un giovane cascinese che ha dato in affitto un appartamento «Non solo devo pagare l’Imu per la seconda casa, ma anche l’avvocato»

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CASCINA. Da due anni non percepisce l'affitto e nel frattempo è costretto a pagare l'Imu sull'immobile di proprietà e le spese legate allo sfratto esecutivo pendente sull'inquilino moroso. Nicola Berti, 24enne cascinese, le ha provate tutte, ma invece di tornare ad usufruire del proprio appartamento, si trova a sborsare soldi e a non potere vivere con la propria compagna.

«Mi trovo in una situazione insopportabile - dice Berti - che pian piano, incancrenendosi, ha anche colpito la mia famiglia».

La storia inizia nel novembre del 2013, quando l'inquilino, operaio edile impegnato nei lavori in corso sull'immobile, chiede di prendere in affitto l'appartamento e di scalare le competenze dovute dal proprietario dal canone mensile di locazione.

«Intanto - continua Berti - premetto che i lavori di rifinitura promessi non sono stati realizzati. Avevamo concordato un affitto di 480 euro al mese per un appartamento di 130 metri quadri, ma dopo le prime due mensilità (960 euro versate per gennaio e febbraio 2014) non ho più percepito niente, tranne che 50 euro nel giugno del 2014».

Dopo diverse rimostranze Nicola Berti decide di mettere tutto in mano all'avvocato Paola Mobrici, che per aprire la causa di sfratto, versa le 200 euro dovute al tribunale.

«Le spese legali - spiega Berti - si sono moltiplicate e a questo punto ammontano a circa 980 euro. Siccome non posso tornare a vivere nell'appartamento e nel frattempo l'immobile risulta come seconda casa, negli ultimi due anni ho anche dovuto versare la relativa tassa sull'immobile per un totale di 1480 euro. Di più, ogni volta che l'ufficiale giudiziario va a notificare lo sfratto esecutivo all'inquilino, devo pagare tra i 30 e i 60 euro ad accesso, mentre i sei verbali che mi sono tati inviati, non fanno altro che riportare l'impossibilità di allontanare gli affittuari».

Ogni giorno Nicola Berti va a lavorare non solo per coprire le spese correnti, consapevole che in ogni momento potrebbero arrivare i conti dell'avvocato.

«Quando decisi di affittare casa - chiude - lo feci anche per mettere due soldi da parte. Invece è tutto andato al contrario, con me costretto a pagare l'avvocato e a lavorare dodici ore al giorno, per la paura di non potere saldare i conti legali. A settembre dello scorso anno parlai anche con il sindaco Antonelli, ma dopo le rassicurazioni fatte di venirmi incontro, non ho più avuto notizie dal Comune».

Carlo Palotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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