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Costretti a tenere le finestre chiuse causa cattivi odori
Proteste a Cascina e Latignano, intervengono i tecnici Arpat ma la causa delle maleodoranze rimane sconosciuta
CASCINA. Il paese, la zona industriale e la frazione di Latignano, ieri mattina, si sono svegliati in mezzi ai cattivi odori. Più forti e pungenti del solito, tanto che in molti, preoccupati, hanno preso il telefono e segnalato il fatto agli uffici tecnici del Comune. L’Arpat ha quindi inviato a Cascina una squadra per capire l’entità del disagio, ma gli uomini dell’agenzia regionale per la protezione ambientale, arrivati intorno alle 11, non hanno rilevato alcuna anomalia. «È sempre molto difficile trovare l’origine delle maleodoranze - spiega l’ufficio stampa Arpat di Firenze -. A differenza di uno sversamento in acqua, l’alta volatilità dei fumi o di ciò che può scatenare il cattivo odore rende il nostro lavoro quasi impossibile. Come Arpat quindi, ci limitiamo a calendarizzare i controlli nelle aziende o, se avvisati di attività illecite, ad intervenire puntualmente su chi delinque». Tutta la parte del comune di Cascina che confina a sud con la zona industriale di Pontedera, in determinate condizioni di vento, è spesso esposta al fetore. Latignano è il paese più colpito e i suoi abitanti col tempo sono diventati dei veri esperti in materia. L’odore pungente di ieri mattina però aveva qualcosa di strano: «Io non vivo qua da molto - racconta Rebecca Romiti - posso solo dire che l’aria era irrespirabile. A volte patiamo per la concimazione dei campi, altre per le esalazioni della vicina discarica Geofor di Gello. Stamani (ieri, nda), però, appena sveglia, ho sentito un odore differente, più pungente e acre del solito». I centralini dell’ufficio ambiente cascinese hanno iniziato a ricevere segnalazioni fin dal primo mattino e le chiamate provenienti in prevalenza dalla zona artigianale, stretta tra l’uscita della Fi-Pi-Li e l’Arnaccio, hanno fatto scattare l’allarme. «Stamani (ieri, nda) - spiega Daniel Pescini, addetto stampa del Comune - al momento di entrare al lavoro, molte aziende ci hanno contattato facendoci presente la situazione. Abbiamo capito presto che c’era qualcosa di anomalo e per questo motivo deciso di inoltrare richiesta d’intervento all’Arpat». Anche i residenti hanno subito notato il cattivo odore, ma per loro che vivono in mezzo alle aziende, non era del tutto una novità. Da diversi anni, infatti, gli abitanti di quella zona della città si sono uniti per protestare contro alcune attività produttive poco attente alle emissioni aeree. Nessuno, però, per paura di ritorsioni o per i rapporti di vicinato con le aziende, vuole farsi pubblicità. «Negli ultimi cinque anni - dicono alcuni abitanti di via San Ilario Sud - abbiamo presentato diversi esposti all’Arpat in merito ai fumi e ai cattivi odori che siamo costretti a respirare. D’estate, con il caldo, a volte per la puzza che c’è in strada, preferiamo far rimanere i nostri bambini in casa». La questione è delicata: «Non sappiamo - continuano - se le maleodoranze di oggi (ieri, nda) hanno avuto origine qui. Di sicuro era impossibile tenere aperte le finestre di casa».
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