Il giudice: «Fu trasferita per la sua attività sindacale»
Volterra: le motivazioni della sentenza con cui la magistratura del lavoro ha riportato Rita Moretti al Suap del Comune. La vicenda nacque da uno scontro con il sindaco
VOLTERRA. «Depauperamento delle mansioni» e «decisione messa in pratica in difetto di qualsiasi esigenza organizzativa dell'ufficio di destinazione e di quello di provenienza». Ma anche «disposizione a brevissima distanza da un aspro confronto» tra la lavoratrice, ma soprattutto sindacalista e il Comune. Sono questi i tre elementi su cui si basano le motivazioni della sentenza del giudice del lavoro che ha riportato Rita Moretti al settore 4, quello dell'ufficio Suap del Comune di Volterra dopo il suo trasferimento al settore 3 "attività produttive, turismo, cultura, sport e segreteria. Un caso che i colleghi, nel febbraio 2013, denunciarono con una lettera definendolo "un trasferimento punitivo". E che il giudice Elisabetta Tarquini, del tribunale di Pisa, ha annullato con la sentenza 176 del 2015.
Nelle motivazioni si ripercorre la vicenda. Dal caso delle carte carburante usate anche dai dipendenti «in maniera illecita, con una denuncia all'autorità giudiziaria», allo scontro anche a mezzo stampa tra il Comune e Moretti, fino alla procedura di mobilità interna del dicembre 2012 per il passaggio della sindacalista appartenente alla Rsu dal Suap al settore 3. Un trasferimento senza «il nulla osta dell'associazione sindacale di appartenenza», con modalità particolari, come fa rilevare il giudice. Nel verbale della conferenza del 22 gennaio 2013, il responsabile del settore 4, Marco Occhipinti, risulta essere disponibile a cedere «non una unità qualsiasi di personale», ma Rita Moretti «in maniera specifica». Salvo poi, nel maggio successivo, procedere «a una nuova assunzione nel settore 4» perché, secondo Occhipinti, serviva una unità in più per «nuovi adempimenti amministrativi» a causa di «interventi legislativi degli ultimi anni». Nella sentenza si fa riferimento anche alle mansioni della sindacalista, impegnata «in maniera variabile» e non per «l'intero orario di lavoro in mansioni prive di un'autonomia anche minima».
Nelle ultime due pagine delle nove complessive, il giudice Tarquini sentenzia che Moretti sia stata «distolta da un settore che sicuramente non aveva esuberi», in favore di un altro nel quale è stata impegnata «in maniera ridotta» e «in attività dalla connotazione inferiore a quelle che svolgeva al settore 4». Elementi che, secondo il tribunale di Pisa rappresentano «elementi gravi, precisi e concordanti dell'effettiva esistenza di una relazione causale tra la nuova assegnazione di Moretti e la sua attività sindacale. E quindi del carattere discriminatorio» del provvedimento.
La diretta interessata non commenta le motivazioni della sentenza. Una storia che, nel maggio scorso, l'ha vista tornare al suo posto su ordine del giudice del lavoro.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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