Il presidio
Vacanze da incubo in Grecia risarciti due turisti cascinesi
Condannato il tour operator: aereo in ritardo e all’arrivo... l’albergo non era più disponibile I viaggiatori al loro ritorno in Italia dall’isola di Kos hanno fatto causa davanti al giudice di pace
CASCINA. Vacanze da incubo? Non è sempre e solo un modo di dire. Appartengono sicuramente a questa categoria quella fatta da due cascinesi nell’isola greca di Kos.
Non ha funzionato letteralmente niente, tanto che i due alla fine sono dovuti andare dal giudice di pace per essere quantomeno risarciti della spese sostenute per l’inadempienza del tour operator. Alla fine il giudice, Dario Bongiorno ha condannato la ditta (sentenza 394/2015) a rifondere circa 700 euro a ciascuno dei due, assistiti dall’avvocato Lorenzo Ragaglia, più un migliaio di euro di spese legali. Il tour operator oltretutto è rimasto contumace in sede di giudizio. I due turisti dovevano partire da Bologna per Kos alle 21.50 di sera per giungere a destinazione alle 01.30 (ora locale), ma il loro aereo decollava alle 4 di notte, arrivando sull’isola greco alle 8, accumulando pertanto oltre 6 ore di ritardo; tutto ciò, si legge nella sentenza, «in assenza di ogni informazione ed assistenza da parte del tour operator»; una volta atterrati sull’isola greca gli attori avrebbero dovuto alloggiare presso l’hotel Kordistos, con trattamento di pensione completa, bevande incluse; giunti all’aeroporto di Kos, si vedevano invece consegnare dallo staff una busta dalla quale emergeva che detta struttura era in realtà al completo, e che quindi avrebbero dovuto pernottare per tutta la durata del soggiorno presso un’altra struttura, e consumare i pranzi e le cene in un terzo hotel.
Dopo di che i malcapitati vacanzieri scoprivano che l’hotel loro assegnato per dormire… era in realtà un bar-disco pub che, all’occorrenza, fungeva anche da affitta-camere: la qualità dell’alloggio, pertanto, appariva del tutto inadeguata ai canoni prestabiliti contrattualmente, e addirittura risultava assolutamente inidoneo al pernottamento. E ulteriori disagi si presentavano per la consumazione dei pasti, dato che il ristorante si trovava a circa 1.5 km dall’albergo e ciò li costringeva ad una camminata sotto il sole di oltre mezz’ora, stante l’assenza di qualsiasi assistenza nel trasporto da parte di incaricati.
La soluzione? Cercarono autonomamente un’altra sistemazione, riuscendo a trovare una camera doppia in una ulteriore struttura, mangiando fuori e noleggiando un ciclomotore a causa degli spostamenti dovuti al mancato alloggio all’hotel Kordistos (che garantiva al suo interno tutti i servizi. Tornati dalla vacanza, che poi tanto vacanza non è stata, i due pisani deciseto di fare causa al tour operator e il giudice ha dato loro ragione, seppur riducendo l’ammontare del risarcimento richiesto (3mila euro a testa).
«A carico dell’organizzatore – ricorda il giudice, - la normativa prevede molteplici obblighi sia nella fase precontrattuale, relativi principalmente alla completa informazione su tutte le caratteristiche del viaggio e dei servizi, sia nella fase di adempimento del contratto».
Le risultanze istruttorie hanno dimostrato come la struttura cui furono destinati gli attori (per effetto dell’overbooking dell’albergo prenotato) fosse qualitativamente inferiore a livello di sistemazione alberghiera e di servizi rispetto alla struttura prenotata all’atto dell’acquisto del pacchetto turistico, e comprovato i disagi dovuti agli spostamenti dalla sistemazione alberghiera reperita a quella prevista per la consumazione dei pasti. «Tali disagi e disservizi configurano un inesatto adempimento (di non scarsa importanza) che da luogo alla fattispecie della “vacanza rovinata”, rappresentata appunto dal disagio apprezzabile e dalla serie di afflizioni del viaggiatore per non aver potuto godere pienamente della vacanza come occasione di svago e di riposo». Di qui la condanna del tour operator.
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