Getto di gasolio alto 30 metri sulla superstrada
Ladri attaccano l’oleodotto vicino alla Fi-Pi-Li L’allarme dato all’alba da un’automobilista
LAVORIA. «Pronto. Vi segnalo che mi è appena piovuto gasolio sulla macchina». È cominciata alle 5,50 la lunga mattinata di carabinieri e vigili del fuoco prima, tecnici di Enel e di aziende per le bonifiche ambientali poi. Una donna segnalava l’anomalia, mentre transitava nel tratto di superstrada tra Collesalvetti e Lavoria. Dove l’altra notte i “vampiri” dell’oleodotto hanno provato a colpire di nuovo.
Colpo fallito. Ai ladri di gasolio questa volta è andata male. Il loro obiettivo, come hanno spiegato i carabinieri, era quello di forare la tubatura che corre lungo la Firenze-Pisa-Livorno e collega il deposito a Livorno con quello di Calenzano, e di installare un rubinetto da cui prelevare carburante a piacimento. Avevano studiato tutti i particolari, visto che il luogo scelto per effettuare il buco si trova a pochi metri dal guard rail della Fi-Pi-Li. Se tutto fosse andato liscio, poi i malviventi avrebbero avuto gioco facile nel parcheggiare il furgone nell’area di sosta e collegare il rubinetto alle cisterne con un tubo per “succhiare” gasolio.
Troppa pressione. Invece non avevano calcolato la pressione con cui il carburante viene spinto all’interno dell’oleodotto. Appena forata la tubatura, infatti, sono stati investiti dal getto nero e violento della sostanza oleosa. E a quel punto sperare di installare il rubinetto per i successivi prelievi era praticamente impossibile. L’unica soluzione era abbandonare la zona, situata a Lavoria, nel comune di Crespina Lorenzana. Una zona che, oltre a essere a fianco della superstrada è anche nelle immediate vicinanze del cavalcavia di via L’Aurora, una strada che taglia i Comuni di Collesalvetti, Fauglia e, appunto, Crespina Lorenzana. Arrivando sul posto, ieri mattina, era impossibile non vedere gli effetti collaterali lasciati dai malviventi. Squadre di operai sul cavalcavia a spargere una sostanza bianca in grado di assorbire il carburante e ampie chiazze nere ai lati della struttura che passa sopra alla FiPiLi.
Effetto “aerosol”. Già, perché il foro sulla tubatura, unita alla pressione, ha provocato una vera e propria fontana, alta anche 30 metri che si è sparsa ovunque e, alimentata dal vento, ha creato quell’effetto “aerosol” che è finito sulle auto in transito sulla strada di grande comunicazione. Tra queste anche la donna che ha dato l’allarme. Anche se le squadre di controllo di Eni, in servizio l’altra notte, si erano già accorte dell’abbassamento della pressione all’interno dell’oleodotto, grazie a uno strumento chiamato “vibro acustico”. L’allarme, quindi, era già scattato alle 4.
Attenzione all’ambiente. I primi ad arrivare, però, sono stati i vigili del fuoco del distaccamento di Cascina che hanno iniziato le operazioni di bonifica, venendo poi raggiunti da squadre della Infrastrutture e gestioni e della Labromare. I lavori di ripristino ambientale sono proseguiti per gran parte della giornata, con la supervisione dei responsabili di Eni, ma anche sotto l’occhio attento dei tecnici di Arpat, intervenuti per monitorare l’eventuale inquinamento delle falde acquifere e dei terreni.
Costi ingenti. Il primo intervento ha riguardato la messa in sicurezza dell’area con la raccolta della terra contaminata per essere poi smaltita come rifiuto speciale. Poi cominceranno le analisi per capire quanto si è esteso il getto di gasolio spinto dal vento. Difficile dire gli effetti di quanto è accaduto l’altra notte. Di sicuro il valore del carburante fuoriuscito per almeno due ore è di gran lunga inferiore al costo delle spese necessarie per le operazioni di bonifica.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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