Arriva l’ufficiale giudiziario ma lo sfratto è rimandato
La storia di disagio che vive una coppia di operai a Castelfranco di Sotto Adesso la loro speranza è che arrivi il contributo straordinario per l’affitto
CASTELFRANCO. Sembrava immediato lo sfratto della famiglia Storti, che abita al numero 13 di via Dante nel centro storico di Castelfranco di Sotto. Eppure così non è stato, almeno per questa volta. Merito del padre dell’inquilino – Salvatore Storti – che ha deciso di versare al posto del figlio la somma di 450 euro per poter rinviare il provvedimento di un mese.
Slitta, dunque, al 15 dicembre il termine ultimo per cercare di risolvere la situazione, prima che la famiglia – composta da Antonio Storti, dalla compagna Angela Sibillo (già madre di quattro figli) e dalla loro bambina – sia obbligata a lasciare l’appartamento e trovare un’altra dimora. Uno spiraglio di speranza si è aperto, però, grazie alla possibilità di partecipare al bando che la Regione ha indetto per erogare un contributo straordinario a chi versa in condizioni di difficoltà economica ed è costretto ad affrontare situazioni di disagio abitativo a causa della morosità. L’aiuto economico, per ogni nucleo familiare che ne avrà diritto, potrà raggiungere una quota massima di 8mila euro. Le percentuali verranno assegnate in base ad una graduatoria stilata dalla società “Domus sociale srl” (l’azienda partecipata dei Comuni del Valdarno che gestisce il problema dell’housing providing) e che verrà pubblicata entro il 30 novembre.
Il proprietario dell’appartamento, Gianni Campagna, si è detto disponibile a stipulare un contratto di affitto calmierato a favore degli inquilini, nel caso in cui la società Domus decidesse di concedere loro il contributo richiesto.
Una storia di lavoro occasionale come operai a tempo determinato, quella della famiglia Storti: una situazione di precarietà che ha impedito loro di pagare il canone d’affitto previsto sin dal primo ingresso nell’appartamento di via Dante, nel febbraio 2013: «Un amico avrebbe dovuto garantire al nostro posto la quota, come scritto nel contratto, ma non l’ha mai fatto. Siamo riusciti a pagare soltanto un mese di cauzione e un mese di affitto dopo che il mio compagno ha trovato lavoro per tre mesi – ha detto Angela Sibillo – Con i soldi guadagnati abbiamo dovuto pagare in primo luogo le bollette arretrate, in modo che non venisse staccata l’energia, e acquistare cibo».
La famiglia, che ha un indice Isee bassissimo, ha dichiarato di non aver mai fatto richiesta di aiuti economici per il pagamento delle bollette e di aver visto rifiutare la domanda per l’alloggio popolare a settembre 2014. «Non è stata accolta perché non avevamo nemmeno i soldi per pagare la marca da bollo da allegare alla richiesta», ha concluso Antonio Storti.
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