Ex Icla, ridotta la fascia di pericolo
Il sindaco: entro il 2018 l’azienda dovrà lasciare Ponte a Egola
PONTE AE GOLA. La fascia di maggior pericolo si riduce quasi interamente entro il perimetro dell’azienda: non più 75 metri come previsto dal vecchio piano di emergenza, bensì solo 25, calcolati dal baricentro dello stabilimento. A dirlo è la Prefettura di Pisa che, alla luce dei sopralluoghi effettuati da Arpat, vigili del fuoco e Regione, ha rivinto al ribasso le fasce di pericolosità dalla ex Icla di Ponte a Egola, la fabbrica di gommapiuma sottoposta a normativa Seveso. Una revisione dettata dalla riduzione del livello di produzione seguito alla chiusura della vecchia Icla e alla riapertura col nome di M3 avvenuta nel 2012.
A darne notizia il sindaco Vittorio Gabbanini, insieme all’assessore Manola Guazzini e al dirigente Antonino Bova, di ritorno ieri da un incontro in Prefettura. In base alle nuove stime, l’area di maggior impatto, quello devastante in caso di scoppio o incendio, scende da 75 a 25 metri; la seconda fascia (cosiddetta “di danno”) passa invece da 75-325 a 25-125 metri, mentre la terza (la “fascia di attenzione”) è limitata dai 125 ai 600 metri di distanza rispetto all’azienda. «Adesso – spiega Gabbanini – la Prefettura dovrà preparare entro fine anno un nuovo piano di emergenza sulla base delle nuove fasce».
Sarà una sorta di decalogo di comportamento, rivisto in base alle nuove stime, che dirà come comportarsi in caso di incidente all’interno dell’azienda. «A quel punto – aggiunge il sindaco – invieremo a tutte le famiglie un opuscolo informativo».
«Era uno degli impegni di questa amministrazione», aggiunge l’assessore Manola Guazzini.
Chiaramente, come ricordato da Bova, per la tipologia di azienda, il livello di rischio rimane elevato. «Non si tratta però di un caso isolato – precisa – Solo in provincia ce ne solo altri 8 e circa 60 in Toscana».
«In ogni caso – ha aggiunto il sindaco – questo non toglie niente a quanto deciso dal consiglio e ribadito nel regolamento urbanistico: entro il 2018 l’azienda dovrà lasciare Ponte a Egola».
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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