Meteo
Deposito di legname che non si riesce a trasformare in case
PONTEDERA. Quello che da anni campeggia dietro al duomo di Pontedera, affacciandosi in viale Risorgimento, fino agli anni Sessanta è stato un deposito di legnami e materiali per l’edilizia. In...
PONTEDERA. Quello che da anni campeggia dietro al duomo di Pontedera, affacciandosi in viale Risorgimento, fino agli anni Sessanta è stato un deposito di legnami e materiali per l’edilizia. In pratica, il settore in cui era attiva la famiglia Leoncini, proprietaria sua della struttura che corro lungo il viale, parallelo alla ferrovia. Una proprietà che si estende anche al palazzo sul retro del duomo. Un edificio architettonicamente importante, ma oggi bisognoso di interventi sostanziali. Una costruzione usata da sempre per ospitare inquilini.
Oggi è in ballo una nuova ristrutturazione e una riconversione dello stabile (anche se i tempi per arrivare a una conclusione della vicenda non sembra dietro l’angolo). Ma già nel 2010, dopo eterni rinvii, venne presentato un progetto simile. Consisteva nell’abbattimento degli edifici esistenti e nella ricostruzione di appartamenti, compresa una nuova viabilità e una piazza pubblica, situata proprio dietro l’abside del duomo. Due i palazzi previsti allora, entrambi in stile ’800, a tre piani da 170 metri quadrati ciascuno e con soluzioni ad alta efficienza energetica con negozi al piano terra e appartamenti (non più di tre per piano). Una presentazione ufficiale, fatta davanti al sindaco Simone Millozzi nella sala consiliare di Palazzo Stefanelli, durante un’apposita conferenza stampa.
Ma dopo quell’evento, presentato da Alessandro e Federico Leoncini, i due cugini figli degli attuali proprietari, il tempo passò senza che nessuna ruspa si mettesse al lavoro. Nell’agosto 2012, di conseguenza, la concessione edilizia concessa dal Comune di Pontedera per realizzare i lavori è scaduta. «C’è stato un problema di carattere urbanistico - racconta oggi Alessandro Leoncini - che non ci ha permesso di mettere in pratica il progetto di ristrutturazione e riconversione degli immobili che avevamo in mente. Il quadro complessivo è diventato così problematico da non poter essere risolto in nessuna maniera».
Il dettaglio dell’intoppo era stato fornito nel maggio 2011 al nostro giornale proprio dallo stesso ingegnere che spiegava come il progetto non era ancora partito, perché in attesa di ricevere un permesso da Ferrovie dello Stato per costruire in deroga alla distanza minima prevista dai binari. Una richiesta, formulata dai Leoncini già nel 2009, poco prima della tragedia del treno di Viareggio che, fatalmente, aveva rallentato l’operazione. Facendola, alla fine, decadere l’anno successivo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
