Il Tirreno

Pontedera

Il pedofilo l’adesca il babbo la salva con una trappola

di Mario Neri

Operaio convince una bimba a un incontro: denunciato Il padre scopre i messaggini e gli tende un’imboscata

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PISA. È vero, è un padre che ha spiato la figlia. Ha sbirciato nel cellulare della sua piccola, ha intercettato i suoi sms, probabilmente le ha perfino “scassinato” la password del pc per frugare fra le conversazioni che lei aveva intrattenuto in chat. Questa volta nessuno però potrà dire che questo babbo 007 abbia esagerato e sia uno dei tanti adulti spaventati, angosciati, ossessionati dalla vita vera e virtuale dei figli. Perché questa volta lui è riuscito a salvarla.

Dopo aver frugato nel diario digitale della bambina, una undicenne pisana, il babbo hacker è riuscito a tendere un’imboscata all’uomo che aveva adescato la figlia convincendola ad incontrarlo. Un operaio di 45 anni, residente nella provincia di Livorno ma nato in provincia di Pisa, che a metà ottobre è riuscito a strappare a questa minorenne un appuntamento a Marina di Pisa dopo averla lusingata per quasi quindici giorni su internet e al cellulare. Lei gli aveva creduto. Undici anni è un’età difficile, un confine, l’adolescenza alle porte, una frontiera di inquietudini e curiosità, di scoperte e duri faccia a faccia con il mondo dei grandi, le cose che scriveva sembravano sincere, la aiutavano, per questo ha accettato di vederlo in quella piazzola appartata vicino alla pineta. Ma al momento dell’incontro si è fatto trovare anche il padre, che ha subito avvertito i carabinieri.

Sì, la sua piccola, era caduta nella rete perché in rete c’era davvero uno di quegli “orchi” che prima si nascondono dietro una tastiera ma poi escono allo scoperto e diventano pericolosi, tanto da rischiare di sconvolgere una età tumultuosa e trasformarla in una stagione di traumi. In caserma l’operaio ha provato a giustificarsi, a sostenere che in fondo lui non credeva ci fosse nulla di male, che quella era solo una conoscenza innocente, e lui un adulto che cercava di offrire qualche consiglio ad una bambina in difficoltà. Una versione smentita dai messaggini e dai file trovati nel tablet e nei due smartphone sequestrati nell’abitazione dell’uomo. Almeno duemila video porno di cui una quarantina contenenti immagini con teenager usate come attrici dell’hard.

Ora l’uomo è stato denunciato per adescamento di minore e detenzione di materiale pedopornografico. Single, mai sposato, senza figli, probabilmente frustrato dall’insoddisfazione e dalla solitudine, forse perfino minato da una pulsione che stava cominciando a diventare patologica. Se non fosse stato per il padre forse adesso le avventure e gli azzardi virtuali della bimba si sarebbero trasformati in un gorgo di paure e insidie reali. Una storia che sembra riaccendere, nell’era di Facebook e della generazione Millennials, il dibattito sul limite fra il diritto degli adulti a controllare i figli (spesso inquieti) ma con opportunità di relazioni e incontri sconfinate rispetto all’epoca delle confessioni sul “caro diario”. Un’invasione della privacy che rischia di minare il rapporto di fiducia genitori-figli in un’età difficile o la legittima preoccupazione di un genitore amorevole per una figlia inquieta e un po’ troppo connessa? In questo caso 1-0 per il babbo detective.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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