Meteo
Il Comune deve risarcire un automobilista
SANTA CROCE. Il giudice di pace di San Miniato ha deciso che il Comune di Santa Croce sull’Arno dovrà risarcire i danni provocati ad un’autovettura a seguito di un sinistro stradale che risale al 4...
SANTA CROCE. Il giudice di pace di San Miniato ha deciso che il Comune di Santa Croce sull’Arno dovrà risarcire i danni provocati ad un’autovettura a seguito di un sinistro stradale che risale al 4 settembre del 2011. La cifra che verrà corrisposta alla controparte ammonta a circa 1300 euro e verrà utilizzata per coprire le spese sostenute dal soggetto danneggiato per la riparazione del mezzo, il fermo tecnico e le spese legali. Secondo l’ente, però, ci sono delle incongruenze nelle testimonianze emerse nel corso del processo civile e per questo è stato deciso, già dal 17 settembre 2015, di procedere con un ricorso in appello.
L’incidente è avvenuto di domenica pomeriggio, a seguito della gara ciclistica “Gran Premio del Cuoio”: proprio in piazza Matteotti, luogo dello sfortunato evento, il maltempo e le raffiche di vento avevano fatto cadere un cartello di divieto di sosta temporaneo sul cofano di un’autovettura. All’epoca, il proprietario del mezzo aveva indicato un primo testimone oculare, il quale aveva sostenuto di aver visto soltanto il cartello adagiato sul cofano e non la caduta del palo sull’auto. Nel corso dell’udienza civile, però, altre due persone si erano recate a testimoniare in favore del danneggiato: anche queste avevano sostenuto di non aver assistito all’evento, ma di aver udito il cartello che si andava ad abbattere sul mezzo. Un ultimo elemento, che ha portato il comando della polizia municipale di Santa Croce a segnalare il caso alla Procura, è stata la dichiarazione della carrozzeria a cui il danneggiato si è rivolto per avere un preventivo sui costi del ripristino del mezzo, la quale ha asserito di non aver mai aggiustato il cofano. Eppure l’auto, in seguito all’incidente, non è risultata compromessa sebbene il proprietario abbia risposto ai tecnici del Comune di “non ricordare dove l’ha fatta riparare”. Il giudice di pace non ha accettato comunque di sospendere il processo e ha ritenuto del tutto valide le testimonianze addotte. Sono proprio queste che non convincono l’ente pubblico, che ha deciso di ricorrere in appello.
Elena Battaglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google