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Pontedera

Così la perizia smonta la tesi della Procura

di Sabrina Chiellini ; di Sabrina Chiellini
Così la perizia smonta la tesi della Procura

L’avvocato Anna Francini, difensore di Edoardo Nieri: «Il Ghb si trova nelle Schweppes in commercio e la nostra consulente lo ha dimostrato»

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PONTEDERA. Più volte nell'ultimo anno i difensori di Edoardo Nieri e Mattia Rizza - i due ventenni finiti sotto processo con l'accusa di avere violentato un'amica dopo averla indotta a bere a sua insaputa un cocktail di Vodka e Schweppes con Ghb, la cosiddetta droga dello stupro - da quando erano stati arrestati avevano chiesto l'attenuazione della misura cautelare disposta nei confronti dei giovani su richiesta del pubblico ministero Aldo Mantovani. Dopo che i due ragazzi sono rimasti per sei mesi in carcere e per altri otto agli arresti domiciliari, durante il dibattimento, che deve ancora concludersi, le indagini difensive hanno permesso di dare una lettura diversa alla vicenda. E i due, lunedì, sono stati rimessi in libertà. Il Ghb, in minime percentuali come quelle che sono state riscontrate nelle bottiglie di Schweppes sequestrate nella villa del presunto festino a luci rosse, si rintraccia - secondo l'esito della consulenza della professoressa Elisabetta Bertol, docente di tossicologia forense all'Università di Firenze - anche nelle bottigliette della stessa bevanda che si trovano in commercio. Una nuova lettura dei fatti, che arriva quasi alla conclusione del processo e potrebbe essere decisiva per la sentenza. Abbiamo chiesto all'avvocato Anna Francini, difensore di Edoardo Nieri, di spiegarci quanto può incidere sulla vicenda processuale quello che è emerso dall'ultima udienza del processo che vede imputati i due ventenni.

Cosa può accadere dal punto di vista processuale da ora in poi?

«D’ora in poi e cioè fino al giorno della sentenza il Tribunale deve decidere se disporre una ulteriore perizia secondo la sollecitazione del Pubblico ministero. Se la disporrà verrà nominato uno o più periti e dovranno essere svolte le attività oggetto di perizia, appunto. Le parti avranno diritto a far partecipare i propri consulenti alle attività. All'esito si discuterà il processo. Credo che si concentrerà tutto sempre sulla presenza o meno del Ghb nelle bevande. Se la perizia non verrà disposta, allora il 16 novembre si discuterà il processo e sarà emessa la sentenza».

In cosa differiscono e in quali parti sono convergenti le consulenze dell'accusa e della difesa?

«Direi che sostanzialmente la consulenza dell'accusa e della difesa convergono sia sulla correttezza delle analisi compiute che sui loro esiti e questo è emerso chiaramente dall'audizione della professoressa Bertol. L'unico aspetto su cui differiscono, e non per un conflitto delle tesi sostenute, è l'analisi di "controllo" sulle bottigliette di Schweppes che ha evidenziato la presenza del Ghb nei termini che sono stati riferiti in tribunale. Si potrebbe dire che differiscono a causa dell'omissione del consulente dell'accusa: sì questo direi che sia corretto dirlo. Non ha verificato se nelle bevande in commercio si può riscontrare la stessa sostanza, sempre in quantità minime e non in grado di avere effetti sulla persona».

Il fatto che il Ghb sia presente nella Schweppes è riconosciuto dall'azienda produttrice?

«La presenza del Ghb non è dichiarata dall'azienda probabilmente perché non si tratta di sostanza aggiunta in produzione ma di sostanza prodotta dalla fermentazione e quindi presente "naturalmente"».

Come la professoressa Bertol è arrivata a questa conclusione? Una intuizione che potrebbe cambiare l'impostazione del processo.

«Non saprei dire se la conclusione a cui è pervenuta la professoressa Bertol possa cambiare l'impostazione del processo, il processo purtroppo oramai è finito ed ha già esplicato tutta la sua forza negativa: i ragazzi sono stati in custodia cautelare per ben 14 mesi e questo è il quanto. L'unica cosa che potrebbe essere influenzata dalla scoperta è la sentenza e questo ce lo auguriamo con tutti noi stessi. La professoressa Bertol, per rispondere alla sua domanda, è arrivata a questa conclusione per quel percorso che ha spiegato: il rinvenimento di basse quantità di sostanza da una parte e l'esito dell'esame del capello dall'altra, l'hanno messa in condizione di riflettere sui risultati e sulle loro implicazioni e quindi, dopo aver verificato che il "controllo" non era stato fatto dal professor Mario Giusiani durante le indagini, lo ha eseguito lei. Questo ha detto a noi e questo ha ripetuto, con grande onestà intellettuale, lunedì in tribunale».

Se riuscirete a dimostrare che l'accusa si regge su un'impostazione errata chiederete il risarcimento del danno per la lunga ingiusta detenzione?

«L'ingiusta detenzione non si può risarcire, diciamoci la verità, perché se è stata ingiusta ti ha privato di un pezzo di vita: così è. Ora mi pare invero prematuro pensare a questo, ora dobbiamo pensare ad ottenere l'assoluzione per questi ragazzi per restituire loro, oltre alla libertà, un po' di serenità e di onorabilità».

Cosa faranno i ragazzi da ora in poi?

«I ragazzi per quanto mi consta hanno ripreso a lavorare ma sono a nostra disposizione per la preparazione della difesa. La vita riparte sempre».

Un'ultima domanda, forse più una curiosità, ma come si spiega la posizione del Pm che si è opposto alla remissione in libertà dei due giovani?

«In tutta franchezza non riesco a spiegarmela».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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