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«Mara stava bene quando se ne andò dalla casa di Calci»
Processo per la morte di Mara Catani Nieri: parla una teste che incontrò la giovane donna la sera prima della tragedia
ZAMBRA.
Quando Mara Catani Nieri, la sera del 25 aprile 2013, lasciò la casa di un amico a Calci insieme al compagno e al figlioletto di 4 anni, apparentemente stava bene. Quella sera si erano ritrovati in quattro a cena, avevano bevuto vino in una certa quantità, ma tutti erano rimasti abbastanza orientati. Il giorno dopo, però, Mara venne trovata morta nel cortile di casa, a Capannoli. Su come fosse andata la serata tra amici, ha testimoniato, ieri mattina in tribunale a Pisa, Laura Mosti, una delle ultime persone che ha visto viva la donna a casa di Graziano Bottoni.
«Mara stava bene, era presente», cioè non dava segni di essere ubriaca. Alla testimone è stato chiesto anche se quella sera la coppia - Mara e il compagno, sotto processo per omicidio preterintenzionale - aveva litigato. «Quella sera lì no – è stata la risposta – e non ha accusato alcun malore». Al tempo stesso la donna ha spiegato che il compagno di Mara si era addormentato profondamente sul divano e quindi, dopo essersi offerto di accompagnarla a casa, non aveva potuto farlo in quanto non era in condizione di guidare. Mosti aveva telefonato a un amico che era andata a prenderla a Calci e l’aveva portata a Pisa. Mara e il compagno invece si erano trattenuti più a lungo.
Alfredo Di Giovannantonio, 39 anni, camionista di Zambra, oggi alla sbarra con l’accusa di omicidio preterintenzionale, cercò di fare credere che Mara, 42 anni, avesse avuto un malore. I primi rilievi dei carabinieri e l’autopsia portarono alla luce una verità molto diversa. Quella notte, con molta probabilità, la coppia aveva litigato e Mara era stata picchiata. Poi i due si erano addormentati - anche l’uomo aveva bevuto parecchio a cena - e la mattina la donna era senza vita. La tragedia non è avvenuta nel cortile dove è stato trovato il cadavere: qualcuno l'aveva trascinato fuori dalla modesta casa. La donna venne trovata senza scarpe, con i jeans abbassati, la maglietta sollevata sulla pancia. L’autopsia aveva poi rilevato la presenza di una frattura al naso della vittima e segni di percosse a un timpano, oltre che tracce di sfregamento sulla pelle, compatibili con il trascinamento del corpo. Tanto che la famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Rolando Rossi, di Pisa, non ha mai creduto all’ipotesi del malore e ha fatto tutto quello che era possibile per contribuire a fare emergere la verità.
Il processo - pm è Giovanni Porpora - è stato aggiornato al 2 novembre quando sarà sentito il medico legale che ha effettuato l’autopsia.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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