Il Tirreno

Pontedera

Dogra e stupro, il pm Mantovani ha chiesto ai giudici una nuova perizia

Il colpo di scena scaturito dall’esame dei consulenti, al processo che vede accusati di stupro i due ventenni di Pontedera, è servito alla difesa per chiedere la libertà degli imputati

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PONTEDERA. Il colpo di scena scaturito dall’esame dei consulenti, al processo che vede accusati di stupro i due ventenni di Pontedera, è servito alla difesa per chiedere la libertà degli imputati, rimasti in carcere sei mesi e altri otto mesi agli arresti domiciliari. Il fatto che non ci sia traccia di Ghb nei capelli degli imputati e della presunta vittima e che le quantità rintracciate in una bottiglia di Schweppes siano uguali a quelle presenti nello stesso prodotto in commercio dovrebbe indurre ad una nuova valutazione dei fatti e dell'amnesia lamentata dalla presunta vittima che potrebbe non essere legata alla droga.

«Il reato contestato si basava su gravi indizi di colpevolezza, si basava sul presupposto che nelle bottigliette il Ghb rintracciato dovesse essere di provenienza esterna - ha concluso il professor Tullio Padovani, avvocato difensore di Nieri - Ma non era così, è stata trovata una modesta quantità di Ghb, tra l'altro non psicoattiva. Si è detto che in quella bevanda la sostanza non avrebbe dovuto esserci. Ma era un errore. Si ignorava che quella sostanza c'era naturalmente, dunque non c'è la prova dell'assunzione di una quantità drogante».

Nonostante questo, il pm Mantovani si è opposto alla remissione in libertà dei due giovani, ribadendo che a suo avviso il Ghb è presente nelle bottiglie, che i sintomi lamentati dalla giovane sono compatibili con l'assunzione della sostanza e che la testimone dice di avere sentito la presunta vittima dire che non voleva avere rapporti sessuali con entrambi i ventenni. E questo sebbene durante il dibattimento la testimone abbia ripetuto d’aver cercato di fermare l'amica che però l'aveva allontanata dicendole di lasciarla stare.

Alla fine il pm ha chiesto al tribunale di disporre un'ulteriore perizia per verificare l'esito del lavoro prodotto dalla difesa. Il collegio deciderà nell'udienza del 6 novembre.

«Ho sempre creduto nell’innocenza di questi ragazzi - aggiunge l’avvocato Salvatore Salidu, difensore di Rizza - La linea accusatoria non si è mai posta il dubbio di essere in errore. È iniziata una Via Crucis per arrivare ad accertare la verità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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