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Droga e stupro manca la prova Liberi i ragazzi
Le tesi dell’accusa demolite da due perizie «Nelle Schweppes una quantità minima di Ghb»
PONTEDERA. Edoardo Nieri e Mattia Rizza lo hanno sempre detto: «Noi la droga non l’abbiamo usata, non può esserci il Ghb nelle bottigliette sequestrate alla villa». Ieri, però, al processo che li vede imputati di stupro di gruppo, aggravato dalla cessione di sostanze stupefacenti, vale a dire della cosiddetta droga dello stupro, la difesa - affidata a professionisti del Foro di Pisa e di Milano - ha scritto una pagina importante nel processo, che potrebbe smontare, pezzo dopo pezzo, il castello accusatorio portato avanti in questi lunghi mesi, più di un anno, dal sostituto procuratore Aldo Mantovani.
Il presidente del primo collegio del tribunale di Pisa, Pietro Murano, al termine dell’udienza ha rimesso in libertà i due ventenni accogliendo le richieste dei difensori, sostenute con forza dal professor Tullio Padovani. La consulenza della difesa, affidata alla professoressa Elisabetta Bertol, docente ordinario di tossicologia forense all’Università di Firenze, ha aperto uno scenario diverso da quella che finora è stata la ricostruzione della serata in villa tra i quattro amici, due ragazze e gli imputati e sul presunto festino a luci rosse, alcol e droga. Il Ghb presente nelle bottigliette della bevanda sequestrate nella villa di Santa Maria a Monte, dove i ragazzi si erano dati appuntamento per un bagno in piscina sotto le stelle, è presente in percentuali equivalenti a quelle che si trovano nelle bottigliette normalmente in commercio, sostiene la consulente della difesa.
Quella sera - all’inizio di luglio 2014 - i ragazzi avevano bevuto un cocktail di Vodka e Schweppes. Poi i due amici avevano avuto rapporti sessuali con una delle due ventenni. L’altra amica, diventata l’unica testimone al processo, all’inizio aveva cercato di fermare la presunta vittima, di sottrarla cioè - così ha dichiarato - alle attenzioni dei due. Ma le era stato risposto dall’amica di lasciar perdere. Fino a quando si era sentita male, forse perché aveva bevuto troppo o aveva avuto una congestione, come sostiene la difesa.
Allora la serata aveva preso una piega diversa da quello che gli amici avevano immaginato. Con conseguenze pesantissime per i due ventenni che sono stati per sei mesi in carcere, prima a Pisa e poi a Sollicciano, e quindi sono rimasti agli arresti domiciliari fino a ieri mattina.
Un’esplosione di pianto ha accolto la decisione del giudice alla fine di un’udienza ricca di colpi di scena, seguita dalla presunta vittima, accompagnata dai genitori e scoppiata anche lei in lacrime di fronte alla nuova lettura della vicenda. La presunta vittima di quella serata non ha ricordi. O meglio ricorda solo di avere bevuto e di essersi poi svegliata a casa dell’amica che, la mattina successiva, le aveva detto quello che era successo. «Guarda che hai avuto rapporti sessuali con tutti e due...». La sintomatologia riscontrata sulla ventenne che ha querelato Edoardo e Mattia, soprattutto la forte amnesia, non era compatibile solo con il fatto che avesse bevuto vino e Vodka. I sospetti dell’accusa si sono così concentrati sulla droga dello stupro.
Ma le indagini non hanno trovato alcun riscontro per stabilire l’eventuale provenienza della sostanza illecita. Nelle bottigliette sequestrate alla villa, sia della bevanda che della Vodka, sono state trovate tracce minime, quasi inconsistenti di Ghb. Al punto che lo stesso consulente tecnico dell’accusa, il professor Mario Giusiani, docente dell’Università di Pisa, esperto tossicologo, ha ammesso che anche dopo la sua perizia «rimane l’incertezza rispetto alla quantità di Ghb» che potrebbe essere stata assunta. L’esame del capello poi, effettuato sugli imputati e la presunta vittima, ha escluso l’uso del Ghb. «Non esiste la prova certa dell’assunzione di Ghb da parte dei tre soggetti», ha ripetuto il professor Giusiani. Dunque, secondo la difesa, le deduzioni dell’accusa non trovano riscontri oggettivi. «Essendo il Ghb una sostanza endogena, già presente nell’organismo - spiega la difesa - non basta la presenza della sostanza, ma deve esserci una quantità superiore a quella dello stato basale. Fatto questo escluso dai risultati».
Il Ghb trovato nelle bottigliette sequestrate dalla polizia è in una quantità minima, “irrilevante” ai fini dell’effetto drogante «un milione di volte inferiore alla quantità minima che può avere un effetto sull’organismo», ha detto Bertol. Quella trovata dall’accusa non è una dose da stupro, ma soprattutto è la stessa «percentuale che ho rintracciato in dieci bottigliette che ho esaminato dopo averle trovate in commercio». Parole che potrebbero cambiare l’esito del processo.
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