Il Tirreno

Pontedera

Droga e stupro: alla parola libertà in aula scoppia il pianto

Sabrina Chiellini
Il gruppo di amici e familiari con Mattia Rizza, seduto in basso (foto Muzzi/Bonifazi)
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Il gruppo di amici e familiari con Mattia Rizza, seduto in basso (foto Muzzi/Bonifazi)

Pontedera, colpo di scena nel processo che vede imputati due giovani. Mattia Rizza, uno degli accusati: «Sono frastornato, ma mi auguro che questo sia il primo passo verso la verità»

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PONTEDERA. È come se si fossero tolti un grande peso, ma sia Mattia Rizza che Edoardo Nieri sanno bene che per arrivare alla sentenza dovrà passare altro tempo. La gioia iniziale, quella di chi torna in libertà dopo l’esperienza del carcere, è grande. Ma al tempo stesso i due ventenni, come i loro difensori, non abbandonano la strada della cautela. «Sono frastornato, spero che sia il primo passo verso la verità», dice Mattia Rizza, uscito dal tribunale insieme all’amico Edoardo, circondati dall’affetto e dal sostegno dei familiari e di tanti supporter che hanno seguito il dibattimento fin dalla prima udienza e che sono pronti a scommettere sull’innocenza dei due accusati. «È emerso ciò che abbiamo sempre detto: noi non abbiamo drogato nessuno e siamo innocenti. Spero che questo sia davvero l’inizio della fine di un tremendo incubo nel quale viviamo da più di un anno insieme alle nostre famiglie».

La difesa, già dalla scorsa udienza, aveva rinunciato a sentire la propria lista dei testimoni e aveva sollecitato una chiusura rapida del dibattimento. La perizia della professoressa Bertol aveva infatti chiarito, dal punto di vista sempre della difesa, per quale ragione nei capelli della presunta vittima e dei due imputati non sono state trovate tracce di Ghb. «Siamo contenti di come si è conclusa questa udienza e confidiamo in un epilogo della vicenda favorevole per i due giovani», è il commento dell’avvocato Angela Maria Odescalchi, difensore di Rizza.

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Ovviamente i difensori pensano al lavoro che resta da fare per arrivare ad una sentenza che scagioni Rizza e Nieri. «Sono contenta per le famiglie dei ragazzi che conosco da sempre - dice l’avvocato Anna Francini, difensore di Edoardo Nieri - Ora possiamo dire che l’accusa è stata costruita sulla presenza di Ghb nelle bottigliette trovate nella villa. Ora questo presupposto, servito anche a spiegare l’amnesia della giovane, viene meno». I risultati della perizia della professoressa Bertol sono noti ai difensori dei ragazzi successivamente all’inizio del processo. «Nelle fasi iniziali dell’inchiesta – spiega Francini – ci siamo basati sulla relazione del consulente dell’accusa. Ne abbiamo preso atto confidando sulla puntualità del lavoro che era stato svolto. Dopo che abbiamo conosciuto i risultati sull’esame del capello, abbiamo cominciato a porci un’altra serie di dubbi e a riflettere sul significato reale di quel dato. Quando poi abbiamo capito che la sostanza trovata nelle bottiglie era in quantità minima, e soprattutto quando abbiamo saputo che la sua concentrazione corrisponde a quella delle bottiglie in commercio, abbiamo deciso di rinunciare ai testimoni, aspettando che il processo volgesse al termine, che arrivasse l’udienza di audizione dei consulenti e quindi emergesse la novità che ci auguriamo costringa l’accusa a rivedere la sua impostazione e porti ad un esito favorevole del processo».

Lunedì 19 la parte civile, rappresentata dall’avvocato Antonio Cariello, non si è opposta, così come aveva fatto in altre circostanze, alla richiesta di libertà per i due giovani. Un pianto liberatorio ha fatto seguito alla formula scandita dal presidente Murano al termine dell'udienza: «Siano rimessi in libertà se non detenuti per altra causa».

I familiari dei due ventenni non hanno mai avuto dubbi sui racconti dei ragazzi ma più volte tutto sembrava congiurare contro di loro. Tante volte si sono sentiti respingere le richieste di attenuazione delle misure cautelari. Così, anche se il processo non è ancora finito, questo spiega perché familiari e amici non hanno esitato a festeggiare una volta lasciato il Tribunale di Pisa. La foto di gruppo che ritrae gli amici con i due imputati, in posa, felici davanti al tribunale come a una gita, dice molto di quello che è successo in questi mesi e delle aspettative di un gruppo compatto di amici. «Non si deve fraintendere l'entusiasmo né ci si deve meravigliare se questo risultato è salutato come una vittoria», dice l'avvocato Francini con una citazione: «Perché la libertà profuma di vittoria. Ora però dobbiamo aspettare la decisione del collegio sulla richiesta di perizia, che in effetti, se disposta, potrebbe allontanare il giorno della sentenza; e quindi dobbiamo preparare le nostre arringhe difensive in vista della discussione del processo. A questo ci dedicheremo d'ora in avanti».

Intanto, il pm Aldo Mantovani ha chiesto ai giudici una nuova perizia.

LE TAPPE SALIENTI DELLA VICENDA

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