Il Tirreno

Pontedera

IL PROCESSO

Condanna in Cassazione per la maxi truffa dell’isola

Pietro Barghigiani
L’isola “Ottagono degli Alberoni” e, nel riquadro, l’avvocato ed ex capitano dei carabinieri Marco Rezzonico
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L’isola “Ottagono degli Alberoni” e, nel riquadro, l’avvocato ed ex capitano dei carabinieri Marco Rezzonico

Vendita dell’Ottagono degli Alberoni all’insaputa del proprietario: confermati due anni e mezzo per l’ex capitano dei carabinieri Marco Rezzonico

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VOLTERRA. La Cassazione scrive l'ultimo capitolo di una vicenda giudiziaria che, se fosse andata a segno, avrebbe meritato l'Oscar della truffa: la vendita di un'isola all’insaputa del proprietario. Un’isola tutt'altro che fantasma, dal valore milionario. Nella storia ci sono un misterioso compratore russo, intermediari svizzeri, un prestanome con un passato nell'Arma dei carabinieri, un facoltoso professionista nel ruolo di "vittima" da raggirare. E poi il regista della stangata: l'avvocato Marco Rezzonico, 46 anni, di Milano, al quale la Suprema Corte ha confermato la condanna a 2 anni e mezzo per truffa aggravata.

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Azioni truffaldine. Ex capitano dei carabinieri della compagnia di Volterra, oltre che pretore onorario a Pisa, il legale si è visto respingere il ricorso contro la sentenza di appello che aveva ribadito in toto il verdetto di primo grado del 25 gennaio 2012. Scrivono i giudici romani a proposito delle azioni ritenute truffaldine di Rezzonico: “Dopo essersi impossessato degli originali dei documenti afferenti la proprietà di un immobile sito all'interno della laguna di Venezia e denominato Ottagono degli Alberoni, costituito da una piccola isola fortificata con sovrastanti fabbricati, immobile formalmente intestato alla società Joeray Realty Limited (il cui pacchetto azionario era di proprietà dell'avvocato pisano Ranieri Gini, deceduto nel settembre 2012 a 95 anni) a sua volta amministrata dalla società fiduciaria Finsbury Corporate Services Limited, si procurava una falsa procura a vendere l'immobile intestata a tale Donato Gritti il quale, falsus procurator, addiveniva alla stipulazione in Lugano il 19 gennaio 2006 di un contratto di vendita dell'immobile stesso a tale Guin Sabina, a sua volta prestanome dell'effettivo interessato all'acquisto identificato in Lyalin Nikolay”. Gritti, Guin e Lyalin furono assolti.

Da 8 milioni a 500.000 euro. Un bene stimato almeno 8 milioni di euro che, nel gennaio 2006, secondo l'accusa, sarebbe stato venduto a 500.000 euro dopo passaggi di proprietà e procure fasulle. L'avvocato Gini era proprietario di tutte le azioni di una società con sede a Gibilterra, la Joeray, a sua volta proprietaria dell'isola amministrata dalla Finsbury Corporate Services Limited. Per la gestione si avvale della collaborazione di un collega lucchese, Leonardo Mordini, che tiene i contatti con gli amministratori di Gibilterra.

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Contatti e fiducia. È il 2005 quando Gini, secondo l'accusa, viene avvicinato da Rezzonico, avvocato del Foro di Milano. Il legale dice di aver bisogno di uno studio in loco a cui appoggiare la corrispondenza e Gini lo accoglie volentieri: si fida di quel giovane collega che conosce, al punto da far aggiungere il suo nome alla sua carta intestata, da presentargli l'amico lucchese, da confidargli i suoi propositi di vendere l'isola. “Ti aiuto io, conosco un mucchio di russi nuovi ricchi – direbbe Rezzonico – fammi vedere i documenti, li fotocopio”. Fa fotocopiare gli atti a colori, ma all'anziano amico dà le copie, perfettamente riprodotte, trattenendo gli originali. Il 17 dicembre del 2005, con Mordini, insiste per essere presentato alla società come referente e alla fine a Gibilterra manda una e-mail in cui si propone come unico contatto. Vantando con la Joeray la proprietà dei documenti e la presenza fisica nello studio del collega, annuncia, all'insaputa di tutti, l'estromissione di Mordini e convince la società ad accordargli una procura a vendere a nome di Gritti. La Joeray invia all'avvocato di Lucca una vecchia fattura di pagamento, salvo poi scusarsi per aver sbagliato destinatario. A quel punto Mordini chiede spiegazioni a Gini che cade dalle nuvole: il 16 gennaio 2006, così, i due vengono a sapere dalla Joeray, caduta come gli altri nell'inganno, che Rezzonico si era fatto dare una procura a vendere il 6. A quel punto chiedono la revoca della procura, non autorizzata dal proprietario delle azioni, che viene formalizzata il 17 gennaio.

Operazioni in Svizzera. Ma il 19 Rezzonico con un amico carabiniere, Donato Gritti, 42 anni, va a Lugano, e davanti ad un notaio vende il bene a una agente immobiliare di Legnano, Sabrina Guin, 44 anni, ritenuta dagli inquirenti una prestanome del reale acquirente finale del bene. L'atto viene poi trasmesso in Italia per essere registrato a Venezia il 27 gennaio. Il passaggio successivo è un preliminare di vendita ad un giovane russo, Nikolay Lyalin, 34 anni. A quel punto l'avvocato Gini, convinto con atti certi, del tentativo di sfilargli l'isolotto, presenta una querela. L'immobile viene messo sotto sequestro e parte la maratona giudiziaria conclusa dopo oltre 9 anni in Cassazione.

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