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Quell’aratro che si trasforma in gabbiano
La Banca Popolare di Lajatico cambia lo storico simbolo legato al mondo rurale
LAJATICO. «Dalla terra al cielo: dalla profondità all'azzurro. Sempre profondo. L'aratro, l'antico strumento per rivoltare la terra, per aprirla alla fecondazione, oggetto dimenticato, relegato all'album dei ricordi, o tutt'al più, esposto in necessarie - anche se talvolta melense, raccolte della società contadina, Continuità tra oggetto, animale e uomo. Il bove lo trascina con fatica, l'uomo lo guida con destrezza, lo preme con vigore nel terreno, il vomere d'acciaio preme con facilità nel profondo. A, soprattutto, sicuro indice di possanza, di forza, di caparbietà, di fiducia nel futuro. Simbolo storico della vocazione originaria della Banca popolare di Lajatico. Segno di una memoria da non disperdere. Ma la pesante evoluzione sociale e il rapido trasformarsi dell'economia impongono l'aggiornamento, pur con la fermezza e la lucidità nel difendere un modello tuttora valido. Ed ecco che anche il marchio si trasforma; una trasformazione calma, efficace sintesi di tradizione e innovazione, I manici si mutano in sottili ali sospese nell'aria rarefatta, il vomere assume le sembianze e la levità del volo di un gabbiano, dalla terra al cielo, per volare in alto». Così il critico d’arte Ilario Luperini racconta l’evoluzione del simbolo della banca Popolare di Lajatico. Quell’arnese agricolo che da ancorato alla terra si mette le ali, diventa gabbiano e spicca il volo.
«Il coraggio di volare : questo è uno dei motti che la banca ha voluto darsi – spiega Daniele Salvadori, direttore generale della Banca Popolare di Lajatico – E penso al coraggio di chi oggi opera in un mondo complicato, in evoluzione. Stiamo aspettando le nuove norme, sembra quasi che le piccole banche diano noia, le vogliono ridurre. Noi riteniamo di avere idee precise su quello che vogliamo fare nel futuro».
Un futuro che parte dalla tradizione. «Ma nel senso etimologico della parola – prosegue Salvadori – cioè tra-ducere, trasferire: una tradizione da portare avanti, non rivolta al passato, ma che guarda al futuro». Questo il significato dell’aratro che si trasforma in gabbiano e spicca il volo. «La nostra banca – prosegue il direttore generale – ha 132 anni. Ogni dieci, quindici anni, cerchiamo di fare uno scatto in avanti. Ma quello del simbolo non è l’unico passo che compiamo. Per il prossimo anno abbiamo in programma tanti eventi per raccontare qual è il valore aggiunto che una banca come la nostra può dare al territorio». Cosa pensate di fare? «Abbiamo l’obbligodi non omologarci ma di differenziarci. Non occorre copiare le grandi banche, qui non serve una banca in più ma una banca che sia sempre più specialista nel territorio. La nostra missione è quella di perfezionarci nel supportare le imprese, le famiglie e anche il terzo settore del territorio. Mi piace sottolineare il fatto che ci siamo definiti una “banca sociale di mercato”». E la trasformazione del logo racchiude tutto questo? «Una serie di idee che adesso dobbiamo impegnarci a rendere operativi», conclude Salvadori.
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