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«Il pulmino per il bimbo c’è... Anzi no»
Fermata cambiata senza preavviso: una mamma racconta i disservizi con lo scuolabus per il figlio
PONTEDERA. Non solo è stata lei a scoprire, senza nessun preavviso, che lo scuolabus per cui era pronta a pagare la retta non ci sarebbe più stato, ma a Paola Fantozzi, mamma di un bambino di tre anni e mezzo che quest’anno ha iniziato la sua avventura sui banchi di una materna a Pontedera, il Comune ha anche suggerito di sbrigarsi a fare la disdetta, altrimenti il pulmino “fantasma” avrebbe dovuto pagarlo comunque.
Paola ce lo ha scritto in una lettera, e la sua sembra una storia esemplare di come a volte lo Stato possa beffare i suoi cittadini, tradendone la fiducia proprio a partire dalle piccole cose, da disservizi che sembrano inezie e invece non lo sono. «Ho fatto richiesta del servizio di trasporto a settembre e mi è stata puntualmente accettata - racconta la donna - Tanto che dopo pochi giorni sono stati pubblicati il giro e gli indirizzi di fermata sul sito dell’Unione della Valdera». Peccato che «lunedì 5 ottobre, all’inizio del servizio, vengo a sapere che gli indirizzi della fermata sono stati modificati dagli autisti in quanto “non ci stanno con i tempi”. Così la fermata si è spostata miracolosamente all’incrocio dell’ospedale, ed è andata a finire che mio figlio ha fatto un giro sul pulmino per essere “riconsegnato” a scuola. Perché? Perché alla nuova fermata non c’era nessuno!, hanno detto. Ecco, per forza, i nonni e il babbo erano a quella concordata». Ora, spiega la mamma, la nuova distribuzione degli stop dello scuolabus le impedisce di utilizzare il servizio pubblico perché è molto lontana da casa.
«Lavoro full time e ora dovrò riorganizzare tutta l’agenda familiare, trovare qualcuno di fiducia che possa andare a prendere e riportare il bimbo, pagare un servizio privato dunque, abbandonando l’idea di un servizio pubblico che sembrava garantito. Il Comune mi risponde che ho ragione, che potevano quantomeno avvisarmi, ma devo fare urgentemente lettera di disdetta per evitare di vedermi addebitare il servizio di cui non ho usufruito. Non mi sembra per niente giusto». Paola dice che «questi piccoli fatti» vanno denunciati, perché «ci fanno capire quanto siamo lasciati in balìa di noi stessi». Essere mamma è la cosa più bella del mondo, ma lo sarebbe ancora di più se ci fosse una struttura sociale che aiutasse anche nelle piccole cose quotidiane, come prendere un pulmino per andare a scuola.
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