Il presidio
Licenziata dal circolo e non pagata
La denuncia dell’ex cuoca del Primo Maggio a Buti costretta a rivolgersi a un legale per tutelarsi
BUTI. A sentire le accuse che oggi una ex dipendente rivolge ai vecchi gestori del Circolo Primo Maggio a Buti gli anni gloriosi delle feste e delle iniziative per il paese sembrano davvero lontani anni luce. La cuoca storica, Adima Morani, racconta cosa le è successo circa un anno fa quando si è trovata nelle condizioni di firmare una lettera di licenziamento credendo che di lì a poco i nuovi gestori del circolo avrebbero assunto sia lei che altri due camerieri, i quali da tempo lavoravano per il Primo Maggio.
Adima ha sessant'anni e ha lavorato al Circolo Primo Maggio di Buti per molti anni. «Lo scorso anno, in aprile, mi hanno consegnato la lettera che attestava, dopo vent'anni di servizio presso quell'attività, il mio licenziamento. Ho chiesto spiegazioni al riguardo e mi è stato detto che tutto dipendeva da un cambio di gestione». Per come poi sono andate le cose quello non era un passaggio banale. «Mi assicurarono sul fatto che tale avvicendamento non avrebbe in alcun modo inciso sul personale in servizio, me compresa. Ho capito che non sarebbe stato così dopo pochi giorni». In effetti dopo la firma sulla lettera di licenziamento la donna venne contattata dallo studio Castellani di Pontedera, «amministratore del Circolo. Volevano fissare un incontro durante il quale sarei stata informata su un accordo riguardante i compensi che mi spettavano di diritto - accordo e compensi erano infatti già stati preventivati dai proprietari dell'immobile del circolo con il nuovo gestore, alla presenza di un rappresentante dello studio Castellani, del presidente dell'associazione "Garibaldi", del presidente del Circolo e del presidente dell'Arci Valdera; in base a tale accordo, coi proventi dell'affitto avrebbero dovuto liquidare il personale». Ma gli impegni sono passati in cavalleria. Oggi la cuoca deve riscuotere sette mensilità e il trattamento di fine rapporto. E tutto questo dopo essere stata interpellata ancora una volta dallo studio Castellani «per firmare le carte riguardanti la mia posizione, in cui si stabiliva il versamento della somma di 800 euro mensili alla sottoscritta da parte dell'Arci. Per tre mesi la quota mi è stata regolarmente versata, poi più nulla: i patti non sono stati rispettati». Ora la donna si trova in una situazione critica, in quanto, a distanza di un anno, non ha più avuto notizie dell’accordo e soprattutto non ha visto un centesimo. La vicenda per lei come per i colleghi che hanno avuto la stessa sorte è approdata, e non poteva essere diversamente, da un avvocato. «Ho anche consultato un avvocato per capire se c'era modo di intervenire per cambiare le cose. Oltre all'età, ho diversi problemi di salute, che non mi permettono di lavorare. Mi meraviglio di tutto questo, del fatto che tutto ciò sia potuto accadere, e sono molto indignata, perché essendo il Primo Maggio un circolo appartenente alla sinistra, ai valori della sinistra, chi lo gestisce e guida dovrebbe avere a cuore la tutela degli operai», spiega la donna che in questi mesi ha bussato più volte anche alle porte dell’Arci senza ottenere alcuna risposta alle sue domande. Una brutta pagina per un circolo conosciuto a Buti, in tutta la provincia e non solo. «Voglio rivolgere una domanda a chi, oggi, gestisce i soldi e i beni del circolo: cosa farebbe al mio posto?»
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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